Archive for the 'Recupero Aree Verdi' Category

Giugno 1st 2007

Insediamenti urbani; salvaguardia del paesaggio

Anche nell’intreccio apparentemente caotico degli insediamenti urbani si possono ritrovare i connotati di un paesaggio. Individuarne i parametri signi­fica dare un ordine perlomeno teorico alla città, e porre dei vincoli a cui sottoporre le scelte urbanistiche.

I numerosi esempi di trasformazione e compromissione territoriale (Gioia Tauro, Taranto, Ivrea, Brescia, gli stessi hinterland di Roma, Napoli, Mila­no, Torino) compiute negli ultimi decenni denunciano che lo studio e la salvaguardia del paesaggio urbano sono altrettanto pressanti di quelli dei paesaggi più tradizionali.

L’analisi del paesaggio urbano è per certi aspetti la più difficile, poiché non esiste un modello paesaggistico cui rifarsi. Non si tratta di ricostruire, ma di scoprire ex novo delle soluzioni per un ambiente in continua e disorganica trasformazione, in cui gli elementi evolvono indipendentemente l’uno dall’al­tro e non necessariamente verso uno stato di ordine e armonia. La matrice nella quale vengono inseriti gli elementi presi da altri paesaggi (vegetazione, acque, fauna) è sfavorevole alla vita animale e vegetale; in queste condizioni ogni errore di introduzione non si reintegra per forza propria nell’ambiente, ma viene acuito e aggravato.

Nell’ambito del paesaggio urbano si possono individuare alcune differenziazioni.

Il paesaggio degli insediamenti residenziali.

In molte città italiane il cre­scere dell’urbanizzazione ha semplicemente significato il progressivo acco­stamento di casa a casa, senza un preciso disegno urbanistico e, di conse­guenza, paesistico. Negli insediamenti residenziali più recenti, sorti nelle zone periferiche delle città, con maggiori disponibilità di spazio e sotto la spinta di maggiori esigenze di arredo verde, si è sviluppato il paesaggio dei grandi condomini con giardino e delle villette unifamiliari. Spesso, anche in questo tipo di paesaggio, non si riscontrano connotati di armonia stilistica o

strutturale dei fabbricati e della viabilità; si è invece creata una certa omoge­neità (che a volte sconfina nella ripetitività) nel paesaggio vegetazione, edificato dagli alberi e arbusti prevalenti nei giardini (Acer, Cedrus, Betulla, Forsythia, Lagerstroemia, Magnolia, età.).

Il paesaggio degli insediamenti industriali e commerciali.

Nella maggior parte dei casi è caotico ed essenziale, senza altri elementi che i fabbricati, le aree di servizio e i parcheggi. Soltanto gli impianti di maggiori dimensioni presentano qualche connotato di arredo verde (a scopo di rappresentanza, oppure nei parcheggi).

Il paesaggio stradale urbano.

Esso offre una certa varietà di aspetti. Qui le restrizioni spaziali e biologiche dell’ambiente urbano si sovrappongono alle esigenze collettive di arredo, rappresentanza, miglioramento microclimatico. L’elemento diversificante è la vegetazione . A seconda delle dimensioni, del tipo e dell’intensità del traffico, della dislocazione della stra­da, il paesaggio viene edificato dall’alberatura a filare (con specie più o meno sviluppate), dalla cespugliosa divisoria tra le corsie, dall’aiuola spartitraffico, e così via. Non basta però l’elemento vegetale in sé per fare della sede stradale un tratto paesistico; la scelta di piante inadatte, anziché dare armo­nia e ordine, contribuisce a rendere ancora più stridente l’accostamento degli elementi. E’ il caso, ad esempio, degli alberi deperimenti perché ecologicamen­te estranei all’ambiente, o delle aiuole inselvatichite per carenza di manuten­zione.

Il paesaggio dei centri storici.

Questo paesaggio è particolarmente impor­tante in un paese dal passato ricco come l’Italia. La conservazione e la ricostruzione di ambienti storici sono molto delicate per lo sforzo di «riprogettazione» in retrospettiva e secondo criteri estetici diversi da quelli odierni.

Inserire un qualunque elemento richiede un’attenta analisi delle forme, dei materiali e della dislocazione. In diverse città italiane l’effetto estetico e monumentale di piazze e vie è sminuito, o addirittura compromesso, dall’in­serimento di elementi contrastanti: fioriere in materiali troppo marcatamen­te moderni, o con forme inadatte; le stesse piante possono contribuire a valorizzare le forme o gli elementi architettonici di palazzi e statue, così come a confonderli. Grande importanza hanno anche la segnaletica e le strutture viarie.

Tratto da manuale di progettazione degli spazi verdi di Agostani e Marinoni

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Maggio 30th 2007

Paesaggio; copertura vegetale delle coste marine

Il paesaggio delle coste marine si articola in due tipologie essenziali, entrambe ampiamente rappresentate nella penisola italiana:

  • coste basse e sabbiose
  • coste alte e rocciose

Dove non intervengono fattori antropici a degradarle, le coste basse sono in fase di avanzamento per effetto dell’apporto di materiali a opera del vento e del mare. Viceversa, le coste alte tendono a recedere, soprattutto per effetto dell’azione erosiva del mare. Gli effetti degli agenti atmosferici, fisici e chimi­ci si fanno sentire con diversa intensità nei vari strati costieri: la parte più soggetta al vento è quella sopra il livello massimo delle maree, mentre nella zona sommersa l’effetto prevalente è quello delle acque saline.

Morfologia generale e copertura vegetale delle coste sabbiose                   

L’ecosistema delle coste sabbiose è piuttosto fragile, in quanto l’azione, intensa e pressoché continua, degli agenti atmosferici rende le condizioni ambientali altamente instabili. La copertura sabbiosa viene continuamente tenuta in movimento, rendendo così difficile l’insediamento delle piante e conseguente mente anche degli organismi ad esse legati.

Le associazioni vegetali prevalenti sulle spiagge dei litorali mediterranei sono:

  • L’agropireto (nettamente il più diffuso), edificato in prevalenza da Agropyrum juniceum, con Euforbia paralias, Matthiola sinuata, Eryngium maritimum, Sporobolus pungens e altre specie.
  • Il cakileto, a carattere più che altro pioniero, con prevalenza di Cakile maritima e Xanthium italicum.

Più internamente rispetto alla fascia di spiaggia si ergono le dune, caratteri­stiche formazioni delle coste sabbiose. Le dune litoranee, le più ester­ne, presentano una copertura vegetale tipica, fortemente pioniera, di cui la specie più rappresentativa è l’avena marina, o ammofila (Ammophila arena­ria).

Questa pianta trova le condizioni adatte al proprio sviluppo nel continuo movimento e ricambio di sabbia operato dal vento, contribuendo grandemen­te al consolidamento delle dune e favorendo l’insediamento di altre specie, come Anthemis maritima, Medicano maritiamo, Crucianella maritiamo.

Le dune interne presentano una copertura vegetale più stabile, essendo meno direttamente influenzate dal trasporto eolico. Qui l’associazione vege­tale con prevalenza di Ammobilia tende a recedere, in favore di specie anche a portamento arbustivo come Ephedra distacchi e Retata gussonei e, nelle zone più adatte al loro sviluppo, anche Juniores macrocarpa (il ginepro coccoloni, che edifica caratteristici gineprai lungo le coste maremmane), Juniores sabina, fino all’insediamento delle pinete a Punii piastre, Punii halepensis e Punii pinna.

Se non vi sono fattori antropici contrari, questo tipo di copertura vegetale può fungere da schermo all’azione del vento e della salinità e consentire, verso l’entroterra, l’insediamento di associazioni come la lecceti, il querceto a rovereti, e così via.

Copertura vegetale delle coste rocciose

Una delle più tipiche associazioni vegetali delle coste rocciose della penisola italiana è il critmeto, edificato da Crithmum marittima come spe­cie dominante, con Statico cancellata (sulle coste adriatiche) e Statico articulata (sulle coste tirreniche). Questa associazione vegeta anche sulle rupi più direttamente esposte agli effetti dell’acqua salmastra. Più internamente, al riparo dall’azione diretta dei flutti, prosperano specie come Scenico cinera­ria, Matricola insana, Matricola situata, Lotus cytisoides, Centaurea cine­raria, Anchilosi barba jovis (queste ultime due in particolare lungo le coste amalfitane.

Al di sopra di queste associazioni si trova una vegetazione meno legata all’elemento salino, che si differenzia notevolmente sia per numero di specie che per distribuzione geografica. Le rocce silicee ospitano specie come Andropogon distachyus e Phagnalon saxatile, mentre per gradi si osserva la transizione a forme vegetali più evolute come la macchia.

I litorali pietrosi offrono interessanti incontri vegetali, come le specie cosid­dette «marcasite», di grandi dimensioni e generalmente a piccoli gruppi o individui isolati (se. Cerula nodiora , Pancratium marittima ).

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Maggio 27th 2007

Le aree verdi e l’analisi del paessaggio

Lo studio delle forme e dei connotati del paesaggio riveste grande importanza nella progettazione e nel recupero delle aree verdi.

Benché non sia un’entità rigorosamente definibile, il paesaggio presenta quattro principali categorie di caratteri:

  • Morfologici, relativi all’andamento della porzione visibile del territorio: montagne, colline, valli, pianure, mari, etc.
  • Ecologici, riguardanti principalmente la composizione della flora e della fauna.
  • Antropici, consistenti nelle opere realizzate dall’uomo: insediamenti, vie di traffico, infrastrutture, attività minerarie e di cava, coltivazioni agrico­le, etc.
  • Strutturali, relativi al modo con cui si combinano i tre caratteri preceden­temente descritti.

Analizzare il paesaggio significa soprattutto studiarne l’aspetto strutturale, partendo dalla conoscenza degli aspetti morfologici, ecologici e antropici. Il paesaggio infatti trae origine da una combinazione di elementi diversi, che possono essere più o meno in equilibrio tra loro e formare un’entità armonica o disarmonica.

La ricostruzione paesistica negli spazi verdi mira a individuare gli elementi di armonia (siano essi naturali od opera dell’uomo) e a trasporli nei parchi, nei giardini e nelle altre; sistemazioni a verde. E quindi un settore di studio basato su criteri non soltanto tecnico-scientifici, ma anche estetici.

Ai fini di una descrizione generale del paesaggio italiano sono state indivi­duate alcune tipologie prevalenti: paesaggio della zona umida, delle coste marine, di pianura, agricolo-forestale, urbano. Sono le tipologie più frequen­temente oggetto di intervento.

Di esse vengono prese in esame soprattutto le caratteristiche strutturali, mentre gli aspetti morfologici, ecologici e antropici specifici sono oggetto di studio di ogni singolo caso.

Tratto da Agostoni e Marinoni

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