Si moltiplicano gli spazi all’aperto gestiti da bar, ristoranti ed alberghi. In estate la clientela preferisce sedersi nei cosiddetti dehors all’ombra di pergole, gazebi ed ombrelloni, ma il limite è rappresentato dalle temperature che difficilmente sono inferiori ai 30° C. La sensazione di caldo diventa sopportabile ed a volte anche gradevole fino a 24- 25° centigradi purchè allietata da una minima corrente d’aria.
Come fare per condizionare gli spazi all’aperto? Certamente non è conveniente agire con condizionatori tradizionali che peraltro avrebbero un costo di gestione enorme ed un evidente impatto ecologico, sarebbe in effetti necessario chiudersi ermeticamente negli spazi esterni venendo meno alla loro funzione essenziale. In Campania dove è ancora irrisolta l’emergenza rifiuti, bar e ristoranti con spazi ricettivi esterni, lamentano un ulteriore calo-vendite dovuto alla vicinanza dei cumuli di spazzatura e dei relativi odori ed insetti molesti.
Caldo, esalazioni ed insetti non invitano certo la clientela ad occupare i tavolini e quindi a consumare prodotti.
Una soluzione è possibile: il raffrescamento con la nebbia artificiale. Questo tipo d’impianto già in uso negli Stati Uniti da diversi anni, si basa sulla creazione di nuvolette leggerissime d’acqua mediante nebulizzazione ad altissima pressione (70 bar circa); queste sono costrette ad evaporare quasi istantaneamente senza avere la possibilità di bagnare persone e cose.
E’ il cosiddetto misting, ovvero un misto di acqua ed aria che per l’alta adesione superficiale delle sue piccolissime goccioline è capace di inglobare anche particelle volatili come odori indesiderati, abbattendone gli effetti sgradevoli. L’acqua evaporando, sottrae energia dall’ambiente circostante e quindi raffresca.Tale sensazione non si limita solo all’area oggetto d’intervento, ma anche a quelle confinanti, in quanto le differenze termiche create creano a loro volta degli spostamenti d’aria e minime, ma percettibili ventilazioni. Anche gli insetti non hanno convenienza a sottoporsi all’azione della nebbia in quanto le ali si appesantiscono creando problemi al loro volo.
Esistono diverse soluzioni per i dehors: la prima con impianto fisso, costituito da una tubazione di poliammide o di acciaio che ogni 70-100 cm. porta un nebulizzatore; esso chiaramente richiede una struttura di appoggio ed è utilizzato generalmente sul perimetro delle strutture di copertura ad un’altezza superiore ai 250 cm. e necessita quasi sempre una insolazione diretta per evitare che l’acqua non evaporata possa produrre umidità indesiderata.
Tali impianti non avrebbero chiaramente utilizzazione serale, ma spesso la clientela ne richiede comunque il funzionamento in quanto il sollievo generato è comunque percettibile. Siccome si sa che la ventilazione aumenta esponenzialmente i processi evaporativi, l’altra tipologia di raffrescatori adiabatici si basa sull’utilizzazione di aeratori centrifughi. I nebulizzatori sono posti in numero di 6 o più sulla griglia degli apparecchi che, brandeggiando, distribuiscono una colonna orizzontale di gradevole brezza. Tutte le soluzioni hanno però un punto in comune: il bassissimo consumo di acqua. Un impianto misting richiede per 12 nebulizzatori una portata d’acqua variabile da 0.5 a 2 lt. al minuto, una cosa irrisoria se pensiamo che il rubinetto di casa nostra eroga circa 14 lt. al minuto.
Questi ventilatori hanno bisogno di alimentazione elettrica ed evidentemente anche dall’acqua pressurizzata, per cui c’è la necessità di un collegamento con la pompa ad alta pressione mediante un tubo di pochi mm. di diametro. E’ possibile posizionare la pompa anche a molti metri di distanza dal punto di utilizzo della nebulizzazione, ma esistono anche ventilatori (brumizzatori) portanti alla base un silenziosissimo motore. Laddove invece è difficile arrivare con un tubo dell’acqua alla base dell’apparecchio per limiti estetici o funzionali, si utilizzano ventilatori dotati di pompa e serbatoio d’acqua, ma questa soluzione deve ritenersi come “ultima spiaggia” per l’elevato costo degli stessi e dei limiti sanitari relativi all’utilizzazione di acqua da serbatoio.
I costi
Si potrebbe pensare che con l’uso di un tubo di polietilene e qualche nebulizzatore da serra sia possibile ottenere lo stesso effetto di un impianto per il misting, ma sarebbe come dire che “è possibile volare sugli aerei di carta”; il costo di tali impianti è prevalentemente rappresentato per il 75% dal gruppo di pressurizzazione e dagli automatismi di controllo, per cui non riteniamo che alcuna realizzazione possa costare meno di 2000 euro a meno che sia ridotta all’essenziale, senza quadro comandi e con montaggio approssimativo.
Esistono in commercio kit dal prezzo certamente inferiore, ma le pompe sono rumorose ed i dispositivi che evitano il gocciolamento finale dei nebulizzatori solo teoricamente funzionali. Una realizzazione rivolta ad operatori specialisti della ristorazione o del tempo
libero non può prescindere da caratteristiche di affidabilità assoluta e dalla mancanza di problemi operativi ed ha quindi costi certamente superiori.
Inoltre l’incidenza del montaggio di un impianto che non deve “impattare” esteticamente può anche essere pari ai già costosi materiali d’impianto, per cui è sempre conveniente rivolgersi a chi abbia già maturato una significativa esperienza nel campo specifico per evitare di dover sostenere spese diverse dal preventivato solo dopo aver iniziato l’istallazione.
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