Archive for the 'Endoterapia' Category

Marzo 25th 2010

Sistemi per il trattamento aereo delle palme contro il punteruolo rosso

Trattamento palme Punteruolo Rosso La profilassi contro l’attacco del punteruolo rosso prevede oltre l’endoterapia, soprattutto l’irrorazione della chioma (o più precisamente delle inserzioni fogliari) con appositi presìdi chimici previsti dal disciplinare.

Per trattare piante di altezza fino a 4 metri è possibile utilizzare una semplice pompa irroratrice a zaino o a bottiglia, ma in questo caso bisogna dotarsi di una lancia in rame capace di un getto lineare onde evitare di nebulizzare contaminando bersagli indesiderati, infatti le sostanze chimiche utilizzate, anche se di classe tossicologica lieve, potrebbero comunque generare danni a soggetti particolarmente sensibili o non adeguatamente protetti.

Il trattamento aereo deve essere effettuato con spruzzi di liquido non nebulizzato perché non è necessario investire la totalità dell’apparato fogliare, bensì solo la parte più tenera e gli abozzi meristematici il cui attacco da parte del coleottero compromette l’esistenza dell’intera pianta. Quantitativi notevoli di acqua od eventuali precipitazioni meteoriche successive al trattamento possono in qualche caso agire positivamente con l’imbibizione di tessuti vegetali già parassitari esercitando una rilevante azione di contatto. N.B.: nel caso ci siano invece danni evidenti ai margini fogliari, può rendersi invece necessaria l’irrorazione totale di tutta la chioma con antifungini, per evitare le relative micopatologie.

Quasi sempre le difficoltà maggiori nei trattamenti aerei contro il punteruolo rosso, riguardano l’irrorazione delle piante la cui altezza notevole impedisce di intervenire da terra o con l’utilizzo continuato di una piattaforma aerea; tali inconvenienti sono superabili applicando solo “una tantum” sul dorso della pianta una tubazione di polietilene dalla cui sommità sarà possibile versare l’antiparassitario mirando esattamente al bulbo germogliare. Si doterà, quindi, l’apice della tubazione di una doccetta posta su una tubazione in multistrato di alluminio, la cui “modellabilità” permette di direzionarne il getto. Agendo alla base della tubazione, sarà facile proiettare il liquido anche ad altezze superiori a 10 metri utilizzando pompe a bassa pressione (da 2 a 10 bar).

La soluzione del tubo ascellare fisso dal punto di vista impiantistico non va però intesa come definitiva in quanto la crescita progressiva delle corone fogliari può col tempo deviare il posizionamento iniziale, costringendo alle relative modifiche.

Quando l’urgenza del trattamento o l’inaccessibilità dei mezzi meccanici non consente un rapido intervento esistono ancora altre soluzioni più o meno provvisorie. Una di queste è rappresentata dall’utilizzo di tubazioni filettate portanti in cima un ugello a getto lineare (come nello schema); l’altra, invece, portante una tubazione di 5 mm. al centro della chioma con una canna telescopica in vetroresina. (vedi foto)

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Esistono canne telescopiche di pochi chili di peso capaci di arrivare fino a 15 metri di altezza; collegando all’apice delle stesse un tubicino di pochi mm di diametro è possibile arrivare a trattare piante di elevate dimensioni; basterà rivolgere l’estremità del tubicino contro la parte basale di una foglia verticale ed il liquido antiparassitario, scorrendo sulla nervatura della stessa, si dirigerà per gravità verso il cuore della chioma. L’eventuale sistemicità/citotropicità del prodotto utilizzato, consente una ulteriore diffusione nei tessuti vegetali, preservandoli adeguatamente.

Riepilogando, per operare un trattamento “in quota” stando alla base della pianta, è sufficiente disporre di una bottiglia per trattamenti da 10 lt. (oppure di uno zaino o meglio ancora di una motopompa carrellata con serbatoio). All’estremità del tubo di uscita in pressione, esso si collegherà alla tubazione mediante un aggancio rapido ad innesto. Tale tubazione irrorante potrà essere di tipo fisso se staffata permanentemente sul dorso della pianta e di tipo mobile se agganciata all’estremità di un tubo telescopico.

Un trattamento aereo richiede una media di trenta minuti/pianta tra posizionamento e rilascio di medicinale. La quantità di soluzione utilizzabile va da un minimo di 10 litri fino a quantità due o tre volte superiori. La frequenza di intervento non dovrà essere inferiore ai 30 giorni soprattutto nei periodi più caldi.

Gardenstudio Napoli

338.7538421 ponzo@irrigazioneimpianti.com

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Settembre 12th 2009

PUNTERUOLO ROSSO DELLE PALME profilassi e cura

clip_image002Navigando per la rete in cerca di novità circa la lotta al punteruolo rosso delle palme, è facile cadere nello sconforto dati i modesti risultati palesati da alcuni tecnici. Si respira un’aria fatale di impotenza se non addirittura di resa assoluta.

Io non sono assolutamente d’accordo con chi ritiene che non ci sia rimedio e che non siano stati raggiunti risultati degni di nota. Non so per quale oscura ragione non si dia risalto ai sistemi di lotta che hanno preservato e continuano a preservare moltissimi esemplari e perché non si sviluppi la ricerca nelle direzioni più ottimistiche e soprattutto perché non se ne dia informazione.

Personalmente ho trattato oltre un centinaio di esemplari accusando defaillances solo per quelli il cui stato di infestazione era già irrimediabilmente compromesso già all’inizio della cura; posso affermare con notevole orgoglio di essere riuscito a salvare diversi esemplari in cui l’attacco era all’ inizio e preservato la quasi totalità degli altri cui ho avuto la possibilità di attuare una continua ed attenta profilassi. Per fortuna condividendo le esperienze con i colleghi impegnati nella stessa lotta ho scoperto di non essere il solo ad aver ottenuto risultati così confortanti, anzi ho riscontrato un certo parallelismo dei mezzi utilizzati; mi riferisco all’iniezione endoterapica di presidi sistemici coadiuvata da trattamenti aspersori mirati alla parte aerea dei phoenix.

E’ probabile che la profilassi sia stata generalmente frenata dai i costi che comporta la frequenza degli interventi (ogni 40 – 60 gg) sugli esemplari difficilmente raggiungibili per l’altezza della chioma, ma ciò comunque non spiega come possa esserci un impedimento anche per le piante di altezza inferiore ai 7 metri che sono oggettivamente le più rappresentate. Le palme più basse e tantissime altre sono facilmente raggiungibili da un getto irrorante non aspersivo lanciato da una pompa a stantuffo o da una moto-irroratrice; tutte le altre necessitano del posizionamento di una tubazione fissa in polietilene di piccolo diametro che spruzza nella sua parte superiore ed il costo si limita alla sola istallazione in quota.

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endoterapia collettoreL’intervento esterno deve essere mirato esclusivamente alla base dell’inserzione fogliare senza creare nebulizzazione, in questo modo la deriva è del tutto trascurabile ed anche l’eventuale utilizzazione di un presidio più “forte” restituisce un impatto solo marginale. Per “spingere” la soluzione antiparassitaria all’estremità della tubazione necessita una modesta pressione (per una palma di 15 metri da 20 a 25 bar) per cui è possibile agire con qualsiasi tipo di pompa disponibile. Per chi voglia in modo artigianale provvedere all’operazione basta quindi una semplice pompa a zaino o a stantuffo.

E’ possibile anche utilizzare sistemi a media pressione per raggiungere una chioma posta a 10 mt., ma è necessario dotarsi di una lancia a canna prolungata per evitare che il getto possa allargarsi prima della destinazione e disperdersi pericolosamente tutto intorno.

L’endoterapia invece, essendo unicamente mirata alla soluzione circolante della pianta, evita al massimo ogni possibilità di inquinamento; va significato però che essa è rivolta quasi esclusivamente alle larve esistenti e a preservare dall’attacco di eventuali successive ovo deposizioni da parte del rhynchophorus. La protezione alla pianta di un intervento endoterapico ha una durata di circa sei mesi, ma effettuata nel periodo primaverile è possibile allungare il periodo intercorrente con il successivo intervento, in quanto nella stagione invernale la mobilità del parassita risulta meno invadente.

I presidi chimici che hanno sortito i migliori risultati sono abamectina, azadiractina, deltametrine, chlorpiriphos e thiamethoxam dove i primi due sono utilizzati quasi esclusivamente per la tecnica endoterapica insieme al solfito potassico ed i rimanenti per l’irrorazione delle inserzioni fogliari.

I costi dell’Endoterapia

  • un solo esemplare 100 €
  • da 2 a 4 esemplari da 70 a 80 €/pianta
  • oltre i 4 esemplari da 50 a 70 €/pianta

tempi di intervento/pianta da 20 a 40 min.; sono necessari circa 2 endoterapie in 15 mesi

Irrorazione alla chioma

  • un solo esemplare 40 € oltre trasferta
  • da 2 a 4 esemplari 18 € oltre trasferta
  • oltre i 4 esemplari da 12 a 15 €/pianta oltre trasferta

tempi di intervento/pianta da 5 a 15 min.; è necessario un intervento ogni 40 -50 gg.; l’incidenza di costo dei soli antiparassitari per pianta è di circa 3,5 euro.

Tubazione ascellare in polietilene diam. 16 completa di: 3 ml. di multistrato modellabile in alluminio, raccordi, staffette di sostegno, giunti e aspersore terminale

€/cad. 30 (escluso costo istallazione e sollevamento in quota con scala o piattaforma)

PER INFORMAZIONI E CONTATTI: Umberto Ponzo 338.7538421  ponzo@irrigazioneimpianti.com  Garden Studio Napoli  fax 0812143140  tel. 081474242  081.19361954

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Febbraio 15th 2009

La strage delle palme

  • Il rhynchophorus ferrugineus (punteruolo rosso delle palme) sta distruggendo la maggior parte delle palme in Italia.
  • Si suppone sia arrivato dall’Africa settentrionale e dall’Asia minore; dopo aver attaccato le zone costiere si sta spingendo oltre lo specifico areale. Attacca molti tipi di palme preferendo, però, il Phoenix Canariensis (palma delle canarie).

Il Curculonide attacca rodendo alla base dell’inserzione delle foglie composte, provocandone il collassamento e facendo

assumere alla pianta unimagea forma simile ad un enorme esemplare di cycas.Tale portamento deriva dalla sua predilezione dei tessuti teneri posti nel cuore della chioma.

In tal caso non c’è più speranza di salvare la pianta.

Quando invece  l’attacco si limita ad una parte intermedia della foglia, esistono ancora margini di intervento terapeutici.

Effettuando interventi chimici interniimage

(endoterapia) ed esterni (aspersione all’inserzione fogliare o “cuore”) è possibile ancora salvare la pianta.

La femmina adulta, una volta accoppiata, depone qualche centinaio di uova forando le inserzioni fogliari. Da queste sviluppano le larve che completano l’opera di devastazione nutrendosi di tutti i tessuti più teneri. La temperatura che si sviluppa con i fenomeni di catabolismo è di circa 20° centigradi e preserva gli insetti anche da freddi intensi ed invernali. Sulla stessa pianta è facile rilevare la presenza degli insetti in tutti gli stadi biologici.

Successivamente le larve schiudendosi da un bozzolo, diventano adulte ed attaccano altre piante, effettuando spostamenti anche di diversi chilometri.

ENDOTERAPIA

Si basa sull’ inoculazione di medicinali sistemici nel sistema vascolare della pianta con un metodo simile alla fleboclisi.

Si effettuano 4-5 fori profondi e si inietta ½ litro di soluzione costituita da:

abamectina, azadiractina, fosfito di sodio ed acqua, mediante apposita apparecchiatura ad una pressione di circa 2 bar.

L’intervento si ripete dopo 6 mesi

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TERAPIA ASPERSORIA

Consiste nell’irrorare il “cuore” della chioma con una decina di litri di soluzione a base di olio bianco, clorpirifos e deltametrina.

Per evitare di portarsi in quota ad ogni trattamento, è utile istallare una tubazione polietilenica sul dorso della pianta con alla sommità una doccetta aspersoria.

Mediante una pompa a stantuffo sarà possibile effettuare l’irrorazione stando alla base della pianta ogni qualvolta sia necessario.

L’intervento va ripetuto ogni 30-40 gg. nei periodi più caldi e con un intervallo maggiore nella stagione fredda

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La profilassi alle palme sta dando grandi risultati ed è al momento l’unico sistema efficace. Si spera che fra qualche anno lo sviluppo della patologia possa naturalmente regredire per rinnovati equilibri biologici, come sta avvenendo nelle zone di origine.

E’ dovere di tutti gli addetti del settore porre la maggiore attenzione possibile alla tutela di quello che può definirsi uno dei patrimoni emblematici e naturali del nostro paese.

Per maggiori informazioni e scambi di esperienze:

www.irrigazioneimpianti.com

http://giardinaggio.irrigazioneimpianti.com/

ponzo@irrigazioneimpianti.com

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Dicembre 17th 2008

Tecniche di iniezione endoterapica per alberi e palme

Metodo endoterapico ad assorbimento naturale:

Questa metodologia di applicazione sfrutta la normale capacità assimilatoria della pianta. L´apparecchiatura utilizzata si compone di:

  • un contenitore sigillato contenente la sostanza da immettere nell´albero
  • un condotto di uscita collegato al contenitore
  • tre condotti di distribuzione provvisti, in corrispondenza di ogni estremità libera, di un ago monouso per l’iniezione della sostanza nel tronco della pianta. Ciascun condotto di distribuzione è dotato di un gocciolatore e di un deflussore per il controllo e la regolazione della velocità di assorbimento durante il trattamento
  • mezzi per regolare e controllare il flusso della soluzione così da adattare il trattamento alle caratteristiche del prodotto e della specie da trattare, rispettando la capacità fisiologica di assorbimento della pianta.

Per procedere all’applicazione i fori sul tronco vengono praticati ad un´altezza di circa 1 metro da terra utilizzando un trapano elettrico con un’inclinazione di 45°. I fori, del diametro variabile di 2-4 mm ed una profondità di 3-5 cm, sono in numero diverso a seconda della circonferenza del tronco e delle caratteristiche morfologiche e di sviluppo del tronco stesso (presenza di costolature, torsioni, ecc); in genere se ne pratica uno ogni 35-40 cm.

Ovviamente, per consentire la caduta per gravità della soluzione antiparassitaria, i fori devono essere eseguiti ad un’altezza inferiore rispetto a dove viene posizionato il contenitore della soluzione (che di norma è posto a 1,80-2 metri da terra). La capacità di assorbimento del prodotto da parte della pianta e, quindi, la velocità dell’assorbimento stesso è influenzata da una serie di fattori esterni, quali: condizioni atmosferiche (luminosità, ventosità, umidità relativa, temperatura), dalla specie vegetale, dalla fase fenologica, dalle condizioni fitosanitarie dell’albero.

Soprattutto stress idrici e scarsa luminosità aumentano in modo rilevante i tempi di assorbimento, che possono essere anche di 12 - 24 ore, col rischio di cristallizzazione e/o flocculazione del prodotto e di riduzione della cicatrizzazione dei fori. Ciò può determinare una scarsa efficacia degli interventi.

Quando si utilizza questa tecnica su verde pubblico è fondamentale assicurare la sorveglianza del cantiere per l’intera durata del trattamento.

Metodo endoterapico a pressione:

Prevede l’introduzione forzata del prodotto all’interno del tronco. Le apparecchiature che si utilizzano, seppure con alcune differenze di carattere costruttivo, sono provviste di una pompa che preleva la soluzione da un serbatoio e fornisce il liquido sotto pressione ad un numero variabile di condotti di distribuzione, ciascuno dei quali collegabile ad un dosatore volumetrico di iniezione cavo. Anche in questo caso i fori sul tronco vengono praticati con un normale trapano elettrico; il numero di fori e la loro altezza da terra sono in funzione del diametro del tronco, della presenza di ferite, nodi, costolature, ecc.

I fori hanno un diametro di 4-6 mm e raggiungono una profondità che può arrivare fino a 5-6 cm. Durante l’iniezione un manometro permette di misurare e regolare la pressione di esercizio, che di norma va dalle 2-3 atm fino alle 7-8 atm (in particolari situazioni). Con questa metodologia di applicazione la velocità di assorbimento del prodotto non è influenzata dalle condizioni ambientali, bensì dipende essenzialmente dalle caratteristiche fisiologiche dell’albero.

Metodo endoterapico a micropressione “Arboprof”

E’ un sistema a bassa pressione (1.5 – 2.5 bar) con il quale la soluzione insetticida viene introdotta nel legno tramite aghi di diametro pari a 8 mm. Dopo aver eseguito un foro lungo da 30 a 50 cm. I tempi di assorbimento, in condizioni normali, consentono di trattare 2-3/alberi/ora/attrezzatura.

Al momento è fra i metodi più usati per il trattamento alle palme contro il punteruolo rosso (rhynchophorus ferrugineus) dove si iniettano circa 600 ml. di soluzione costituita da 50 ml. Abamectina, 50 ml. Azadiractina, 60ml. Posfito di potassio oltre, evidentemente l’acqua. Il trattamento è efficace per circa 150-180 gg. specialmente nei confronti delle larve.

Per informazioni:

Garden Studio Napoli Umberto Ponzo 338.7538421

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