Settembre 12th 2009
PUNTERUOLO ROSSO DELLE PALME profilassi e cura
Navigando per la rete in cerca di novità circa la lotta al punteruolo rosso delle palme, è facile cadere nello sconforto dati i modesti risultati palesati da alcuni tecnici. Si respira un’aria fatale di impotenza se non addirittura di resa assoluta.
Io non sono assolutamente d’accordo con chi ritiene che non ci sia rimedio e che non siano stati raggiunti risultati degni di nota. Non so per quale oscura ragione non si dia risalto ai sistemi di lotta che hanno preservato e continuano a preservare moltissimi esemplari e perché non si sviluppi la ricerca nelle direzioni più ottimistiche e soprattutto perché non se ne dia informazione.
Personalmente ho trattato oltre un centinaio di esemplari accusando defaillances solo per quelli il cui stato di infestazione era già irrimediabilmente compromesso già all’inizio della cura; posso affermare con notevole orgoglio di essere riuscito a salvare diversi esemplari in cui l’attacco era all’ inizio e preservato la quasi totalità degli altri cui ho avuto la possibilità di attuare una continua ed attenta profilassi. Per fortuna condividendo le esperienze con i colleghi impegnati nella stessa lotta ho scoperto di non essere il solo ad aver ottenuto risultati così confortanti, anzi ho riscontrato un certo parallelismo dei mezzi utilizzati; mi riferisco all’iniezione endoterapica di presidi sistemici coadiuvata da trattamenti aspersori mirati alla parte aerea dei phoenix.
E’ probabile che la profilassi sia stata generalmente frenata dai i costi che comporta la frequenza degli interventi (ogni 40 – 60 gg) sugli esemplari difficilmente raggiungibili per l’altezza della chioma, ma ciò comunque non spiega come possa esserci un impedimento anche per le piante di altezza inferiore ai 7 metri che sono oggettivamente le più rappresentate. Le palme più basse e tantissime altre sono facilmente raggiungibili da un getto irrorante non aspersivo lanciato da una pompa a stantuffo o da una moto-irroratrice; tutte le altre necessitano del posizionamento di una tubazione fissa in polietilene di piccolo diametro che spruzza nella sua parte superiore ed il costo si limita alla sola istallazione in quota.
L’intervento esterno deve essere mirato esclusivamente alla base dell’inserzione fogliare senza creare nebulizzazione, in questo modo la deriva è del tutto trascurabile ed anche l’eventuale utilizzazione di un presidio più “forte” restituisce un impatto solo marginale. Per “spingere” la soluzione antiparassitaria all’estremità della tubazione necessita una modesta pressione (per una palma di 15 metri da 20 a 25 bar) per cui è possibile agire con qualsiasi tipo di pompa disponibile. Per chi voglia in modo artigianale provvedere all’operazione basta quindi una semplice pompa a zaino o a stantuffo.
E’ possibile anche utilizzare sistemi a media pressione per raggiungere una chioma posta a 10 mt., ma è necessario dotarsi di una lancia a canna prolungata per evitare che il getto possa allargarsi prima della destinazione e disperdersi pericolosamente tutto intorno.
L’endoterapia invece, essendo unicamente mirata alla soluzione circolante della pianta, evita al massimo ogni possibilità di inquinamento; va significato però che essa è rivolta quasi esclusivamente alle larve esistenti e a preservare dall’attacco di eventuali successive ovo deposizioni da parte del rhynchophorus. La protezione alla pianta di un intervento endoterapico ha una durata di circa sei mesi, ma effettuata nel periodo primaverile è possibile allungare il periodo intercorrente con il successivo intervento, in quanto nella stagione invernale la mobilità del parassita risulta meno invadente.
I presidi chimici che hanno sortito i migliori risultati sono abamectina, azadiractina, deltametrine, chlorpiriphos e thiamethoxam dove i primi due sono utilizzati quasi esclusivamente per la tecnica endoterapica insieme al solfito potassico ed i rimanenti per l’irrorazione delle inserzioni fogliari.
I costi dell’Endoterapia
- un solo esemplare 100 €
- da 2 a 4 esemplari da 70 a 80 €/pianta
- oltre i 4 esemplari da 50 a 70 €/pianta
tempi di intervento/pianta da 20 a 40 min.; sono necessari circa 2 endoterapie in 15 mesi
Irrorazione alla chioma –
- un solo esemplare 40 € oltre trasferta
- da 2 a 4 esemplari 18 € oltre trasferta
- oltre i 4 esemplari da 12 a 15 €/pianta oltre trasferta
tempi di intervento/pianta da 5 a 15 min.; è necessario un intervento ogni 40 -50 gg.; l’incidenza di costo dei soli antiparassitari per pianta è di circa 3,5 euro.
Tubazione ascellare in polietilene diam. 16 completa di: 3 ml. di multistrato modellabile in alluminio, raccordi, staffette di sostegno, giunti e aspersore terminale
€/cad. 30 (escluso costo istallazione e sollevamento in quota con scala o piattaforma)
PER INFORMAZIONI E CONTATTI: Umberto Ponzo 338.7538421 ponzo@irrigazioneimpianti.com Garden Studio Napoli fax 0812143140 tel. 081474242 081.19361954
Technorati Tags: punteruolo rosso delle palme, iniezione endoterapica, rhynchophorus, Endoterapia


Rhynchophorus ferrugineus e per i confortanti risultati ottenuti consiglia di intervenire là dove possibile con due sistemi di lotta chimica abbinati: uno aereo e l’altro endoterapico. Le formulazioni che hanno meglio risposto sono le seguenti:
Il sistema più semplice per evitare l’accumulo indesiderato di acqua si basa sull’utilizzo di materiali inerti leggeri posti nel fondo della struttura, generalmente è sufficiente un 20 % in altezza di argilla espansa o pomice, ricoperti da un tessuto filtrante che eviti la contaminazione del terreno di coltivo, ovvero gli interstizi vuoti lasciati dall’inerte potrebbero essere occupati da una fase minuta di terra e quindi vanificare l’effetto drenante. 
Nel giardino è necessario che tutto ciò che è artificiale venga dimenticato o passi inosservato, per lasciare spazio al verde ed alla natura.

perché innesca un sistema di vita più naturale in un ambiente, quello urbano, spesso saturo di veleni, durissimo per la vita delle piante e degli altri esseri viventi soprattutto nelle stagioni estreme (inverni ed estati) in cui le escursioni termiche, dalle minime invernali alle massime estive, spesso sfiorano i 100°C. Inoltre, perché il verde sulle case costituisce un filtro all’inquinamento, aiuta a trattenere l’acqua piovana ed a migliorare il clima e, cosa molto importante, serve a risparmiare energia, quel costosissimo riscaldamento e condizionamento, croce dei nostri bilanci familiari.
Quando si progetta un giardino, pensile o no, la scelta delle piante deve tenere conto di quello che è il contesto vegetale naturale della zona. Le piante autoctone, cioè originarie del paesaggio naturale di un determinato luogo, sono la base di una progettazione che si voglia inserire correttamente nel paesaggio. Nei giardini e terrazzi di città poiché l’ambiente vegetale naturale della zona non esiste praticamente più se non a livello potenziale, ci si può ritenere abbastanza liberi nella scelta delle piante e i fattori predominanti delle scelte vegetazionali sono il clima e l’aspetto estetico.