Archive for the 'Giardinaggio' Category

Settembre 12th 2009

PUNTERUOLO ROSSO DELLE PALME profilassi e cura

clip_image002Navigando per la rete in cerca di novità circa la lotta al punteruolo rosso delle palme, è facile cadere nello sconforto dati i modesti risultati palesati da alcuni tecnici. Si respira un’aria fatale di impotenza se non addirittura di resa assoluta.

Io non sono assolutamente d’accordo con chi ritiene che non ci sia rimedio e che non siano stati raggiunti risultati degni di nota. Non so per quale oscura ragione non si dia risalto ai sistemi di lotta che hanno preservato e continuano a preservare moltissimi esemplari e perché non si sviluppi la ricerca nelle direzioni più ottimistiche e soprattutto perché non se ne dia informazione.

Personalmente ho trattato oltre un centinaio di esemplari accusando defaillances solo per quelli il cui stato di infestazione era già irrimediabilmente compromesso già all’inizio della cura; posso affermare con notevole orgoglio di essere riuscito a salvare diversi esemplari in cui l’attacco era all’ inizio e preservato la quasi totalità degli altri cui ho avuto la possibilità di attuare una continua ed attenta profilassi. Per fortuna condividendo le esperienze con i colleghi impegnati nella stessa lotta ho scoperto di non essere il solo ad aver ottenuto risultati così confortanti, anzi ho riscontrato un certo parallelismo dei mezzi utilizzati; mi riferisco all’iniezione endoterapica di presidi sistemici coadiuvata da trattamenti aspersori mirati alla parte aerea dei phoenix.

E’ probabile che la profilassi sia stata generalmente frenata dai i costi che comporta la frequenza degli interventi (ogni 40 – 60 gg) sugli esemplari difficilmente raggiungibili per l’altezza della chioma, ma ciò comunque non spiega come possa esserci un impedimento anche per le piante di altezza inferiore ai 7 metri che sono oggettivamente le più rappresentate. Le palme più basse e tantissime altre sono facilmente raggiungibili da un getto irrorante non aspersivo lanciato da una pompa a stantuffo o da una moto-irroratrice; tutte le altre necessitano del posizionamento di una tubazione fissa in polietilene di piccolo diametro che spruzza nella sua parte superiore ed il costo si limita alla sola istallazione in quota.

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endoterapia collettoreL’intervento esterno deve essere mirato esclusivamente alla base dell’inserzione fogliare senza creare nebulizzazione, in questo modo la deriva è del tutto trascurabile ed anche l’eventuale utilizzazione di un presidio più “forte” restituisce un impatto solo marginale. Per “spingere” la soluzione antiparassitaria all’estremità della tubazione necessita una modesta pressione (per una palma di 15 metri da 20 a 25 bar) per cui è possibile agire con qualsiasi tipo di pompa disponibile. Per chi voglia in modo artigianale provvedere all’operazione basta quindi una semplice pompa a zaino o a stantuffo.

E’ possibile anche utilizzare sistemi a media pressione per raggiungere una chioma posta a 10 mt., ma è necessario dotarsi di una lancia a canna prolungata per evitare che il getto possa allargarsi prima della destinazione e disperdersi pericolosamente tutto intorno.

L’endoterapia invece, essendo unicamente mirata alla soluzione circolante della pianta, evita al massimo ogni possibilità di inquinamento; va significato però che essa è rivolta quasi esclusivamente alle larve esistenti e a preservare dall’attacco di eventuali successive ovo deposizioni da parte del rhynchophorus. La protezione alla pianta di un intervento endoterapico ha una durata di circa sei mesi, ma effettuata nel periodo primaverile è possibile allungare il periodo intercorrente con il successivo intervento, in quanto nella stagione invernale la mobilità del parassita risulta meno invadente.

I presidi chimici che hanno sortito i migliori risultati sono abamectina, azadiractina, deltametrine, chlorpiriphos e thiamethoxam dove i primi due sono utilizzati quasi esclusivamente per la tecnica endoterapica insieme al solfito potassico ed i rimanenti per l’irrorazione delle inserzioni fogliari.

I costi dell’Endoterapia

  • un solo esemplare 100 €
  • da 2 a 4 esemplari da 70 a 80 €/pianta
  • oltre i 4 esemplari da 50 a 70 €/pianta

tempi di intervento/pianta da 20 a 40 min.; sono necessari circa 2 endoterapie in 15 mesi

Irrorazione alla chioma

  • un solo esemplare 40 € oltre trasferta
  • da 2 a 4 esemplari 18 € oltre trasferta
  • oltre i 4 esemplari da 12 a 15 €/pianta oltre trasferta

tempi di intervento/pianta da 5 a 15 min.; è necessario un intervento ogni 40 -50 gg.; l’incidenza di costo dei soli antiparassitari per pianta è di circa 3,5 euro.

Tubazione ascellare in polietilene diam. 16 completa di: 3 ml. di multistrato modellabile in alluminio, raccordi, staffette di sostegno, giunti e aspersore terminale

€/cad. 30 (escluso costo istallazione e sollevamento in quota con scala o piattaforma)

PER INFORMAZIONI E CONTATTI: Umberto Ponzo 338.7538421  ponzo@irrigazioneimpianti.com  Garden Studio Napoli  fax 0812143140  tel. 081474242  081.19361954

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Ottobre 9th 2008

Endoterapia

endoterapia - foro per immissione iniezioneE’ un metodo sia profilattico che terapeutico per effettuare trattamenti di fertilizzazione alle piante, dove per fertilizzazione deve intendersi anche e soprattutto la difesa chimica.

endoterapia - Strumenti Mediante l’iniezione di presidi chimici attraverso fori praticati sul tronco delle piante è possibile arrivare a tutta la chioma per via vascolare, sfruttando cioè, il normale traffico circolatorio della linfa. L’endoterapia, detta anche inyecton tree consente quindi di arrivare alle parti altissime della pianta ed effettuare trattamenti che invece richiederebbero mezzi di sollevamento costosi ed a volte inaccessibili.

L’efficacia è elevatissima in quanto il prodotto inoculato è spesso costoso e pericoloso e con questo metodo è possibile non sprecarnee neanche una goccia evitando di attentare alla salute ed alla sicurezza di chi possa involontariamente inalare una eventuale ed indesiderata deriva aerea.

Il funzionamento è semplice: si praticano da 2 a 8 fori nel fusto della pianta, si innestano appositi aghi e mediante pompaggio a 2-3 atmosfere si inoculano le sostanze liquide nella quantità e concentrazione voluta. Si effettua, quindi, una “flebo” all’albero, dove però non è necessario entrare con l’ago nell’arteria. Iniezione - endoterapia fusto alberoIl prodotto passa infatti automaticamente per induzione nel vaso cribroso, per essere trasportato dappertutto con i fisiologici sistemi circolatori.

Chiaramente è indispensabile che l’operatore sappia esattamente in quale zona effettuare l’iniezione per massimizzarne l’assorbimento e trasporto. Successivamente all’iniezione è necessario chiudere il foro creato con appositi tappi disinfettanti e degradabili.

Esistono varie teorie circa la pressione di iniezione che può andare da 0,1 a 4 bar, ma è stato riscontrato che un valore di 25 mt. è più che sufficiente ad imbibire la zona di intervento, i presidi utilizzati inoltre sono per la maggior parte sistemici e citotropici, per cui continueranno con una certa faciltà il loro viaggio fino ad arrivare al bersaglio voluto.

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Ottobre 9th 2008

Lotta al Punteruolo Rosso

Finalmente arrivano notizie confortanti sulla lotta al punteruolo rosso. Larve ed adulti del terribile fitofago sono risultati sensibili a diversi presidi chimici ed il Ministero della Salute sta dando il via all’autorizzazione all’uso dei seguenti formulati:

PRODOTTO

DITTA

SOSTANZA ATTIVA

Punteruolo rosso - Palma in curaCombattere il punteruolo rosso

Gli interventi di profilassi generale a cui devono attenersi tutti i proprietari di piante di palme sono così individuabili:

  • accurate ispezioni periodiche su tutte le piante sensibili all’attacco del coleottero in questione;
  • accurata potatura delle vecchie foglie e delle infiorescenze secche, eliminazione delle guaine fogliari, residui organici, ecc. da effettuarsi nel periodo invernale quando il volo degli adulti è limitato;
  • distruzione (bruciatura, compostaggio, discarica, ecc.) dei residui della potatura;
  • evitare i tagli delle foglie verdi o, se indispensabili, effettuarli nel periodo invernale con copertura e disinfezione delle ferite con mastici, paste insetticide, trattamenti cuprici;
  • trattamenti preventivi alle palme con l’utilizzo di prodotti fitosanitari a tanto registrati, privilegiando le tipologie applicative a basso impatto ambientale, assicurando comunque la copertura dalla primavera all’autunno. In linea generale per siti di particolare pregio possono essere previste, in modo alternato, due applicazioni con endoterapia e due o più applicazioni per aspersione.

La Garden Studio Napoli ritiene di aver maturato una significativa esperienza nel campo della lotta al Curare le palme dal punteruolo rossoRhynchophorus ferrugineus e per i confortanti risultati ottenuti consiglia di intervenire là dove possibile con due sistemi di lotta chimica abbinati: uno aereo e l’altro endoterapico. Le formulazioni che hanno meglio risposto sono le seguenti:

Endoterapia (tree injecton): 2 trattamenti a distanza di sei mesi

  • ABAMECTINA : ml. 40-45
  • AZADIRACTINA A + B ml. 35-40
  • FOSFITO DI POTASSIO ml. 50-60
  • Acqua ml. 700

Esoterapia alla chioma ed eventualmente al fusto: due trattamenti a distanza di 30 gg. Due volte l’anno

  • DELTAMETRINA o CIPERMETRINA ml. 25-35
  • AZADIRACTINA A + B ml. 20-30
  • OLIO BIANCO ml. 30
  • Acqua 20 lt.

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Gennaio 19th 2008

Il drenaggio nei giardini, nelle fioriere e nei terrazzi pensili.

Un terreno “franco” o di medio impasto possiede caratteristiche litologiche intermedie dove nessuno dei componenti fondamentali tende a prevalere nettamente.

clip_image002La sabbia si mantiene su valori medi ed il limo e l’argilla sono discretamente rappresentati. Può manifestarsi una più spiccata prevalenza di un componente sugli altri: si ha allora un terreno franco-sabbioso, o o francoargilloso.

Se contengono una buona dose di calcare, di humus e di sostanze organiche, hanno spiccata fertilità ed attitudine ad essere coltivati. Se la frazione di sabbia si mantiene in un 50% ed il limo e l’argilla rispettivamente nel 30 e 15 %, l’acqua meteorica e quella di irrigazione saranno trattenute nella giusta quantità e quella in eccesso avrà la possibilità di allontanarsi per gravità verso gli strati sottostanti; se invece la sabbia ed il limo saranno presenti per un 30% ciascuno e l’argilla, quindi, oltre tale quantità i problemi di ritenzione idrica si evidenzieranno negativamente in quanto si avranno notevoli ed evidenti ristagni d’acqua.

E’ chiaro che la dotazione di humus se non inferiore al 4-5 % potrà mediare fenomeni di ritenzione come quelli di ruscellamento, ma non è difficile che anche buoni substrati possano degenerare e si debba comunque intervenire con un opportuno ammendamento.

Nel caso di siti dove la quantità di terreno è esigua come nelle fioriere e nei giardini pensili è doveroso, oltre che intervenire con un buon mezzano impasto, dotare l’impianto di un buon drenaggio. L’acqua che ristagna appesantisce ogni manufatto, crea situazioni di asfissia e determina spesso il fallimento delle piante che coltiviamo.

clip_image004Il sistema più semplice per evitare l’accumulo indesiderato di acqua si basa sull’utilizzo di materiali inerti leggeri posti nel fondo della struttura, generalmente è sufficiente un 20 % in altezza di argilla espansa o pomice, ricoperti da un tessuto filtrante che eviti la contaminazione del terreno di coltivo, ovvero gli interstizi vuoti lasciati dall’inerte potrebbero essere occupati da una fase minuta di terra e quindi vanificare l’effetto drenante. clip_image006

Con una spesa sensibilmente superiore oggi si usa stendere un materassino di drenaggio (stuoia drenante) costituito da uno strato di fibra di cocco contenuto a sandwich tra due tessuti-non-tessuti ( geotessile, T.N.T.), posti in modo da far defluire i flussi idrici di eccesso verso un tubo drenante od una caditoia. Materassini ed inerti vanno posizionati sempre su una guaina in resina che rappresenta lo strato impermeabile a difesa dei manufatti di contenimento che ha la non secondaria azione di opporsi ai movimenti esplorativi delle radici.

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Gennaio 18th 2008

Il Processo di Compostaggio

Si definisce compostaggio un processo di fermentazione aerobica controllata, o meglio un processo di degradazione biologica aerobica, durante il quale molte sostanze vengono trasformate in anidride carbonica e acqua e in cui vengono sintetizzati prodotti stabilizzati e sostanze umiche.

In questo processo di biossidazione termofila molti microorganismi, in presenza di ossigeno, ossidano la sostanza organica attraverso la mineralizzazione della frazione più facilmente fermentescibile.

Altra caratteristica della decomposizione aerobica è rappresentata dalla notevole quantità di energia che si libera sotto forma di calore; infatti la massa di materiale in fermentazione può raggiungere temperature superiori ai 70°C, condizioni in cui sopravvivono solo i microorganismi termofili mentre vengono distrutti sia i patogeni sia semi infestanti eventualmente presenti.

E’ garantito quindi l’ottenimento a partire dai materiali di scarto, di un prodotto organico di ottima qualità, esente da microorganismi patogeni e stabilizzato dal punto di vista biologico.

Il prodotto risultante dalla trasformazione biologica della sostanza organica contenuta nei rifiuti è il compost, prodotto umificato riutilizzabile principalmente ai fini agricoli; precisamente il compost è una miscela di sostanze organiche derivate da rifiuti solidi, generalmente urbani ed agricoli, privata di materiali metallici, vetrosi, plastici e talvolta cellulosici, biodegradabile, con pH intorno a 8 e sottoposto a parziale fermentazione microbica.

Il compostaggio facilita lo smaltimento di prodotti degradabili, permette una umificazione rapida (5-9 settimane) e garantisce l’igienizzazione della massa organica; il processo è mediato dall’azione di un insieme di microorganismi (batteri, actinomiceti, funghi) che si alternano nell’operazione di ossidazione del materiale organico biodegradabile.

Le fasi che lo caratterizzano si possono così sintetizzare:

  • a) avviene su un substrato organico poligenico (di origine differenziata);
  • b) si evolve attraverso una breve fase termofila e di produzione di fitotossine (fase di decomposizione);
  • c) fornisce un prodotto maturo nella fase conclusiva (fase di stabilizzazione umificativa).

Le condizioni di substrato poligenico e di processo bio-ossidativo rappresentano i requisiti essenziali all’umificazione; la presenza di uno stadio termofilo assicura l’igienizzazione della massa organica, con eliminazione di organismi nocivi e semi di piante infestanti. E’ infine indispensabile che la produzione di fitotossine, che caratterizza la decomposizione iniziale della sostanza organica, sia rapida e sostituita a breve termine dai processi umificativi (circa 2 settimane); infatti alcuni processi di degradazione biologica prolungati comportano la produzione di molecole solubili e fitotossiche.

Da queste considerazioni si evince che le caratteristiche del compost sono essenzialmente dipendenti dal materiale di partenza e dai fattori che influenzano l’andamento del processo.

Tratto da Canditelli/Enea

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Giugno 8th 2007

Irrigazione in serra - Subirrigazione

La subirrigazione o erogazione sotterranea dell’acqua può essere attua­ta con piccoli tubi di plastica flessibile (PVC, polietilene, ecc.) interrati ad una profondità tale da non venire danneggiati dalle normali lavorazioni meccaniche.

Detti tubi sono opportunamente forati, o dotati di dispersori in materiali porosi, oppure muniti di fenditure longitudinali. Particolarmente interessante si è rivelato, in seguito a recenti esperienze, quest’ultimo sistema che utilizza tubi in plastica ad elevata deformabilità specifica, sui quali sono praticati tagli longitudinali ad intervalli determi­nati. In seguito all’immissione dell’acqua nelle tubazioni, i lembi delle fenditure, che in condizioni di riposo combaciano, si distaccano dando luogo a luci di efflusso di ampiezza proporzionale al crescere della pres­sione idrica. 

La caratteristica saliente di questo sistema risiede nel comportamento de­gli organi di erogazione (tagli longitudinali) che consentono di evitare un loro eventuale intasamento mediante un adeguato incremento della pressione dell’acqua. Viene così superato l’inconveniente, riscontrabile in altri tipi di impianti, della progressiva e talvolta irreversibile occlusione dei dispositivi per l’efflusso dell’acqua.

Con la subirrigazione, che richiede minime portate di esercizio, si otten­gono una elevata uniformità di distribuzione, un notevole risparmio di ma­nodopera ed un basso costo di impianto. Ma soprattutto si hanno, dal punto di vista agronomico, molti vantaggi, quali una migliore conserva­zione della struttura del suolo, una migliore aerazione del terreno e nes­sun danno alle foglie ed ai fiori, come talvolta può invece verificarsi irri­gando per aspersione.

IRRIGAZIONE A GOCCIA

L’irrigazione a goccia è realizzata con una serie di tubazioni mobili (in materiale flessibile), dalle quali si ripartono sottili tubetti, di varia lunghezza (80 -120 cm), di­sposti ad intervalli regolari e muniti, nella parte terminale, di appositi sostegni da conficcare nel terreno e il gocciolatore, in prossimità di ciascuna pianta, o gruppo di piante da irrigare.

Questo sistema offre alcuni vantaggi, fra cui minimo consumo di acqua; 

  • razionale irrigazione anche di piante in vaso
  • possibilità di praticare la fertirrigazione aggiungendo all’acqua, tramite un apposito dosatore automatico, la necessaria quantità di fertilizzante.

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Maggio 25th 2007

Muretti e scale in fiore - arredare il giardino

Arredamento giardino - Muretti e scale in fioreNel giardino è necessario che tutto ciò che è artificiale venga dimenticato o passi inosservato, per lasciare spazio al verde ed alla natura.

Scegliete preferibilmente piante rustiche, provenienti magari dalla zona in cui vivete, e cercate di armonizzarle con lo stile della casa. Quest’ultima è infatti l’elemento primario intorno al quale deve nascere la struttura del giardino. Evitate di mescolare materiali e stili diversi e utilizzate parecchie piante perché il muro deve scomparire nella vegetazione.

Per le scalinate, è necessario conciliare l’aspetto puramente pratico del passaggio (per esempio non dimenticate lo spazio per far passare il tosaerba) con quello estetico. Gradini coperti di fiori e piante tappezzanti si fondono nell’ambiente, unendo il minerale alla vegetazione e valorizzando l’uno e l’altro.

Piante per rivestire.

Anche se una bella struttura in pietra ha indubbie qualità estetiche, anche se la scalinata è decorativa, solo i fiori e le piante sapranno renderle dolcemente invitanti. Attenzione però: alcune piante non si associano bene alla pietra, per esempio i gerani a fiore grande, le piante a fogliame variegato, i colori violenti come il rosso vivo o il bicolore.

Cercate quindi preferibilmente l’armonia con specie a fiore semplice bianco, azzurro, rosa delicato e raffinato. Attenzione anche alle forme: devono morbidamente avvolgere il muro o il parapetto della scalinata; abbinate vegetazioni basse con specie ricadenti che mascherano la rigidità.

Piante per muretti

Fiori gialli: Alyssum saxatile, Azorella globaria, Sedum, Hypericum…

Fiori rosa: Aubretia, Aethionema, Diantu, Delosperma (per il sud), Helianthemm, Saponaria, sassifraga, Sempervicum, Centranthus, Silene acaulis…

Fiori bianchi: Arabis, Campanula carpatica, Cerastium…

Fiori blu: Aubretia, Campanula Carpatica, Veronica…

Piante da fogliame: Crassula e piante gras­se, Mentha requienii, Raoulia australis, Thymus serpillum, varie sassifraghe… Piante che amano crescere fra le pietre: Acaena, Androsace, Asperula, Campanula garganica e portenschlagiana, Globularia, Nierembergia, Raoulia…

Piante per muretti all’ombra: gerani peren­ni, sassifraghe, Tiarella…

Piante striscianti: Arabis, Asperula, Cotela, Hellanthemum, Nierembergia, Oxalis, Phlox nana, Sedum, Fuchsia magellanica, Cineraria maritima, rosai, Potentilla, Alchemilla, Cotoneaster rampicanti.

Se hai bisogno di una consulenza del verde per progettare il tuo giardino, contattaci.

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Maggio 23rd 2007

Giardini d’amore - progettazione e cura delle aree verdi

Il giardino, nella stragrande maggioranza dei casi, non è frutto di una progettazione e di studi specifici, ma della necessità di chi lo abita di cingersi di “creature vegetali” che possano nutrirsi solo di affetto.

In un mondo dove tutto è frutto di continuo compromesso ed i valori etici sono plasmati sulle oggettività di un dio lucroso, c’è il bisogno di pulizia assoluta, di qualcosa che darà i suoi frutti solo in funzione delle cure che sapremo dare e del nostro amore: senza alibi!

Ecco che prende corpo il giardino, sarà come scoprire con una lente di ingrandimento tutto ciò che era sotto i nostri occhi e non ce ne rendevamo conto. Una creatura che all’apice della bellezza si distrugge, ma lascia i semi; lascia qualcosa che li avvicini all’eternità vivendo per tanto tempo ancora. E la sua materia sarà cibo per i figlioli in un ciclo infinito.

Giardino prima dell'intervento di Garden Studio NapoliRealizzazione e cura del giardino

L’autonomia dei meccanismi, la loro perfezione, le lotte con gli imprevisti e quindi i fiori, come il premio per una partita giocata bene, dove però non esistono arbitri deviabili o moviole giustificanti.

Tutto questo è amore, tutto questo è il paradiso dei nostri tempi, tutto questo rimarrà in barba al denaro, al potere ed all’effimero effetto dell’immagine .

E la pianta ci chiederà poco, solo cure ed amore, in cambio ci darà attimi di felicità, senza mai tradirci.

La signora Maria vedrà crescere il basilico e lo farà partecipare alla sua mensa, godrà del rosso dei geranei ed alla sera il profumo di un gelsomino le spiegherà che vale la pena di risvegliarsi per ricominciare. Tutto il resto è poca cosa.

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Febbraio 19th 2007

I danni del punteruolo Rosso della palma o Rhynchophorus ferrugineus.

Esso è un coleottero curculionide originario dell’Asia Meridionale molto dannoso per le piante di Palma.

L’insetto vive all’interno della pianta, dove compie tutto il suo ciclo vitale e dove con la deposizione delle uova e la successiva formazione delle larve tutte le foglie vengono erose a partire dalle rachidi delle stesse e facendo assumere alla pianta una tipica configurazione ad ombrello aperto.

Dopo poche settimane il danno avanza e la pianta subisce la completa perdita della parte aerea e quindi la morte.

Gli organi regionali addetti alla salvaguardia e tutela delle specie vegetali (STAPA – CEPICA – SESIRCA) hanno recepito la necessità di monitorare il fenomeno e ricorrere ai ripari mediante l’uso di depliants informativi e di una campagna mediatica di sicura penetrazione cercando di intervenire prontamente per i ripari del caso.

Anche se non si può disconoscere l’impegno profuso dagli addetti della macchina pubblica nell’intervenire per possibili soluzioni del problema, al momento si ha l’impressione che si “proceda per tentoni” e che prescrizioni prima suggerite ed ora “imposte” siano ampiamente inefficaci.

Ovvero, chi avesse la sfortuna di rilevare la patologia in atto su una pianta di sua proprietà, è obbligato alla denuncia agli organi citati e ad attuare tutte le prescrizioni del caso alla presenza di tecnici ufficiali, pena denunce e relative sanzioni, condannandosi, nel contempo, al sostenimento di una spesa che difficilmente risulterà inferiore ai 1500€ a pianta.

Al momento, però, lo stato dell’infezione sembra proprio sfuggire per un buon 70 % al controllo e le cure profilattiche non sortiscono gli effetti desiderati, per cui al danno si unisce la beffa, infatti, l’abbattimento di una palma infetta richiede:

  • la supervisione di un tecnico,
  • la denuncia agli organi di tutela
  • la sigillatura dei residui vegetali infetti con teli e sacchi
  • il costo della recisione
  • il costo della distruzione dei residui
  • il costo dei trattamenti chimici alle piante limitrofe

e chi ignora il fenomeno o fingerà di ignorarlo sarà anche suo malgrado costretto ad intervenire “in nero” risparmiando fastidi e denaro.

Bisogna evidentemente tenere in considerazione che nella maggior parte dei casi le palme sono di notevole altezza e spesso non raggiungibili da mezzi di sollevamento, per cui sia il trattamento chimico che la protezione con teli di plastica non risultano possibili per evidenti difficoltà operative e la distruzione del reciso ha un costo che si avvicina ai 2 € al kilogrammo.

Sistemi alternativi, anche se proposti dalle procedure, non sono in pratica percorribili in quanto non è possibile bruciare in loco in quanto i tessuti vegetali sono troppo imbibiti di acqua e le normative vigenti ne vietano espressamente la combustione (Decreto Ronchi); anche la molitura fine con biotrituratori non assicura la distruzione di eventuali uova presenti.

E’ facile presagire nei prossimi tempi l’evasione della denuncia dei casi, visto che i costi relativi non potranno essere sostenuti facilmente da chiunque e, fra l’altro, senza che sia accertata la validità profil-terapica dell’intervento.

Allegati dell’: Assessorato all’Agricoltura e alle Attività Produttive

punteruolo-rosso.pdf e prescrizioni-decreto-punteruolo.pdf

Umberto Ponzo

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Gennaio 28th 2007

Il giardino pensile è un elemento di miglioramento ambientale

Fonte: Giardino Fiorito

Nelle città è un vero e proprio depuratore vivente, utile a tutti gli abitanti, non soltanto a chi lo ha direttamente sulla testa, giardino pensileperché innesca un sistema di vita più naturale in un ambiente, quello urbano, spesso saturo di veleni, durissimo per la vita delle piante e degli altri esseri viventi soprattutto nelle stagioni estreme (inverni ed estati) in cui le escursioni termiche, dalle minime invernali alle massime estive, spesso sfiorano i 100°C. Inoltre, perché il verde sulle case costituisce un filtro all’inquinamento, aiuta a trattenere l’acqua piovana ed a migliorare il clima e, cosa molto importante, serve a risparmiare energia, quel costosissimo riscaldamento e condizionamento, croce dei nostri bilanci familiari.

Il verde pensile nei centri urbani rappresenta oggi l’unica risposta sostenibile e possibile alla esigenza di aumentare le superfici a verde in situazioni di emergenza. Spesso, infatti, in occasione di interventi urbanistici o tecnologici, per motivi di sicurezza o di messa a norma di edifici o impianti, si dovrebbero sacrificare, o intaccare, piccole aree «nominalmente verdi», ma che, in realtà di verde non hanno nulla. In questi casi Amministrazioni comunali previdenti, imponendo superfici a verde pensili, possono soddisfare sia le richieste di verde del pubblico, sia la esigenza di aumentare il verde a scopo di miglioramento ambientale. Questo fatto, nelle aree urbane in cui lo spazio a disposizione per il verde è sempre più ridotto, nonostante le buone intenzioni degli Amministratori, costituisce una garanzia in più per i cittadini ed una salvaguardia contro la erosione continua del verde nelle città. In Italia, in particolare, le aree verdi cittadine sia pubbliche che private diventano sempre più rare e introvabili e ben pochi possono godere di un giardino, anche se inteso in senso attuale e dinamico: non come «luogo di delizia», ma come «indispensabile strumento di risanamento ambientale».

Organizzazione dello spazio Verde

Nel progettare un giardino pensile non si opera soltanto scegliendo una valida tecnologia e delle piante adatte, ma si debbono anche coordinare gli spazi, i volumi i colori in relazione alle funzioni che il giardino stesso deve assolvere. Infatti se il giardino pensile dovrà essere uno spazio verde da vedere e non da abitare, come può essere quello destinato a un edificio di uffici, va pensato in modo diverso da uno spazio privato da utilizzare e da vivere e in cui i bambini possano giocare. Mentre un’area verde pensile con esclusive funzioni ecologiche e di risparmio energetico, come quella su un edificio industriale, su un parcheggio a torre, o su un super-attico non accessibile di un edificio privato, o quella di un ospedale o di una banca, verrà studiato e realizzato ancora in modo differente dai precedenti.

In un grande giardino pensile privato bisogna realizzare spazi a diversa funzione integrati tra loro in relazione alla vita e alle necessità degli abitanti e all’abitazione di cui costituisce elemento essenziale. La costruzione di un giardino attorno a un motivo dominante che ne caratterizzi lo stile è sempre uno degli aspetti progettuali più importanti. L’elemento che dà l’impronta al giardino può . essere il disegno, formale o naturalistico, il rapporto fra le pavimentazioni e le componenti vegetali, la presenza dell’acqua: (fontane, specchi con acqua stagnante o in movimento), l’impiego di macchie di vegetazione con fioriture o fogliame particolarmente decorativo. La composizione va animata con scelte di volumi diversi che prevedano prato o basse piante tappezzanti, arbusti e piccoli alberi.

Visciali e contorni

I contorni di un terrazzo, cioè le abitazioni circostanti, possono essere gradevoli, nel qual caso è bene lasciare libero il perimetro mettendo piante basse in modo che la vista non sia ostacolata, oppure il terrazzo, come accade molto spesso, può essere visto da altri edifici, da cui vicini curiosi scrutano con binocoli e telescopi l’intimità altrui. In quest’ultimo caso si creeranno schermi di vegetali: siepi di sempreverdi, barriere di rampicanti. Lo stesso si farà per realizzare angoli protetti, riparati da sguardi esterni. Se ci sono visuali panoramiche o artistiche da mettere in risalto, si adotterà una visuale guidata disponendo le piantagioni in modo da non nascondere ma anzi guidare la vista verso il punto desiderato.

Le piante

Particolare attenzione va posta nell’uso di piante d’alto fusto, specialmente perimetrali, per i problemi causati dai venti. Infatti gli spessori modesti di terreno, tipici di un’area pensile, possono dare scarso sostegno a piante molto alte o che presentano una vasta superficie al vento. E quindi necessario, per ottenere condizioni di massima sicurezza, prevedere sicuri ancoraggi degli alberi, oppure limitare al massimo il loro impiego ricorrendo a specie arbustive o a forme a baricentro basso.
Piante sempre verdiQuando si progetta un giardino, pensile o no, la scelta delle piante deve tenere conto di quello che è il contesto vegetale naturale della zona. Le piante autoctone, cioè originarie del paesaggio naturale di un determinato luogo, sono la base di una progettazione che si voglia inserire correttamente nel paesaggio. Nei giardini e terrazzi di città poiché l’ambiente vegetale naturale della zona non esiste praticamente più se non a livello potenziale, ci si può ritenere abbastanza liberi nella scelta delle piante e i fattori predominanti delle scelte vegetazionali sono il clima e l’aspetto estetico.

Il clima, soprattutto sotto l’aspetto delle temperature minime e massime, rappresenta il fattore limitante della vegetazione per eccellenza. Nei terrazzi e aree pensili si verificano spesso condizioni microclimatiche particolari. Se l’area è chiusa e protetta vi si possono ambientare piante originarie di climi molto più miti. Al contrario si creerà un microclima sfavorevole se l’area si trova in zone esposte al vento. A seconda dei loro aspetti decorativi le piante si possono raggruppare secondo il fogliame, i fiori, i frutti, l’architettura dei rami, l’aspetto della corteccia, la forma e il portamento della pianta. Il fogliame è l’elemento più evidente. Le piante a fogliame persistente possono formare quinte di schermo impenetrabili alla vista.

L’aspetto di queste piante, essendo pressoché uguale in estate e inverno, può generare un senso di monotonia. Le caducifoglie mutano aspetto con il passare delle stagioni e permettono di rendersi conto dei cicli della natura anche in zone cittadine ipercostruite. Alcune specie sono interessanti per il fogliame colorato, rosso o variegato, altre, come gli aceri, per le variazioni di colore autunnale che passano per le sfumature del rosso e del giallo. I fiori sono l’elemento = colore di ogni giardino, pensile o no che sia. Le specie che più arricchiscono il giardino di fiori sono le piante erbacee perenni, le annuali e gli arbusti. Le specie perenni, piante di non difficile coltura rappresentano una base estremamente valida per la composizione di aiole o bordure miste.

Da sole o accostate con arbusti, creano effetti bellissimi di grande naturalezza. E’ necessario conoscere quali sono sempreverdi e quali invece d’inverno perdono la parte aerea. Le annuali hanno spesso fioritura vistosissime, ma vanno rinnovate ogni anno e sono quindi riservate ai giardini dotati di giardinieri o agli appassionati che hanno tempo da dedicare al giardino. Gli arbusti sono le piante che più arricchiscono il giardino di note di colore durante tutto l’arco dell’anno. Soprattutto in inverno quando le piante erbacee da fiore sono in riposo, essi con i fiori, le bacche, il colore della corteccia vivacizzano le composizioni. Le specie arbustive sono moltissime ed è possibile comporre macchie a fioritura scalare che colorano lo spazio verde in ogni periodo dell’anno.

L’uso di specie diverse presuppone la conoscenza della forma e dimensioni definitive, infatti quelle più basse vanno collocate in primo piano, quelle più alte sullo sfondo. Un altro aspetto essenziale da tenere in considerazione per la scelta delle piante è l’esposizione al sole e/o all’ombra delle varie zone. Alcune piante sono eliofile e fioriscono soltanto in pieno sole, altre amano l’ombra. E’ molto importante che nei giardini pensili frequentati vengano escluse le piante spinose e velenose.

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