Dicembre 15th 2005
“Tagli” o potature ? di Ponzo Umberto
Gli alberi di alto fusto in un ambiente libero e sano non avrebbero in teoria bisogno di essere potati in quanto è la natura stessa a curarne gli equilibri necessari, in un ambiente antropizzato, invece, la presenza di palazzi, gli interventi irrazionali o vandalici e le necessità legate alla sicurezza impongono operazioni di taglio programmate.
Per potatura bisogna intendere l’insieme delle operazioni cesorie che riducono le cause possibili di pericolosità rilasciando, nel limite del possibile, volumetrie equilibrate ed armoniche.
Ogni specie possiede un portamento specifico e spesso potature approssimate tendono a snaturare tali forme, assistiamo spesso per esempio a tagli di conifere con un fusto ” a collo di bottiglia”, potature di piante sempreverdi con una vegetazione residua quasi inesistente o a capitozzature indiscriminate che rendono l’idea della “fretta” dell’operatore. In ambiente urbano non è difficile assistere all’utilizzo della motosega per la potatura di piante di pochi metri di altezza od a pini semplicemente sbrancati e che alla fine somigliano ad un “segnale stradale privato del cartello”.
Qualsiasi potatura richiede oltre che operatori specializzati sulle piante, soprattutto dell’opera di un direttore di taglio che dal basso e da diversi punti di vista, possa controllare la razionalità di esecuzione e preventivare gli effetti di tagli molto energici (se necessari). Nel caso delle conifere ed in particolare di pini è necessario, oltre che asportare gli strobili in pericolo di caduta, assicurarsi che la chioma residua e la vegetazione potenziale possano conservare o far assumere la tipica forma ad ombrello ed il fusto si rastremi omogeneamente senza bruschi cambiamenti di diametro.
Umberto Ponzo
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