La produzione italiana di fiori ed ortaggi fuori stagione ha assunto una importanza sempre maggiore per il crescente assorbimento che questi prodotti trovano su tutti i nostri mercati, specie su quelli dei grandi centri urbani.
Questa maggiore richiesta, per quanto riguarda gli ortaggi, è originata dal più elevato tenore di vita e quindi dal tipo di alimentazione più razionale, che, attraverso una appropriata conoscenza dei valori nutritivi, induce a consumarli anche in quei periodi dell’anno in cui spuntano prezzi piuttosto elevati. Fino a non molti anni fa, la domanda di ortaggi fuori stagione era limitata al pomodoro; oggi invece molti altri prodotti ortivi, anticipati o ritardati, trovano ovunque un buon assorbimento.
Fra questi il peperone, lo zucchino, la melanzana, il cetriolo, il melone, i fagiolini e, seppure in quantitativi minori, anche molti altri. Per le produzioni floricole si riscontra un fatto analogo. La domanda di fiori e piante ornamentali è oggi piuttosto notevole e non è più, come un tempo, prevalentemente concentrata in certi periodi dell’anno.
I fiori e le piante ornamentali, trovano oggi un interesse crescente essendo sempre più largamente destinati a rallegrare ed abbellire la casa, anche la più modesta. Quanto accennato circa la domanda di prodotti ortofloricoli precoci e tardivi, considerando che l’offerta ‘di tali prodotti coltivati in piena aria è invece molto variabile nel corso dell’anno per il mutevole andamento stagionale ed accidentale delle condizioni climatiche e che, inoltre, la produzione in pieno campo è solo conseguibile nelle zone ad inverno mite, fa intravvedere immediatamente la convenienza ad attuare coltivazioni extrastagionali, e quindi in serra, o più genericamente « protette » o « forzate ».
Tale convenienza comincia a manifestarsi anche nel settore della frutta ed in particolare in quello dell’uva da tavola. Ciò sta avviando, analogamente a quanto si è già verificato in altri Paesi europei, lo sviluppo di una frutticoltura forzata anche in Italia.
Le condizioni climatiche favorevoli in molte zone del nostro Paese, e le temperature invernali relativamente elevate che in esse si riscontrano, rappresentano altrettanti fattori che favoriscono la tendenza ad intensificare in Italia le coltivazioni protette. La forzatura e la difesa dalle avversità climatiche delle coltivazioni orto-floricole si attua con mezzi diversi, che comprendono l’adozione di particolari apprestamenti colturali (rincalzature), irrigazioni antibrina o anti-gelo, somministrazione di letame o di altre sostanze organiche fermentescibili, disposizione del terreno in coste o costiere, ecc.), l’impiego di semplici difese (frangiventi di vario genere, ripari anti-vento, coperture provvisorie realizzate con materiali ,di diversa natura, pacciamatura del suolo, protezione antigrandine, ecc.), nonchè l’utilizzazione di speciali impianti.
Questi possono essere costituiti dai modesti lettorini o cassoni, freddi o riscaldati con mezzi diversi, fino alle serre di vario tipo, nelle quali può essere previsto, oltre al termocondizionamento, anche la regolazione delle condizioni igrometriche e di illuminazione. La complessità e l’efficienza dei mezzi di forzatura e di difesa che si adottano stanno in rapporto sia all’entità dei fattori climatici avversi dai quali è necessario difendere la coltivazione, sia alle maggiori o minori esigenze che la pianta coltivata presenta anche in relazione al tipo di prodotto che da essa si intende ottenere.
E’ ovvio che la scelta del mezzo di forzatura e di difesa più idoneo, oltre che in base a fattori tecnici, dovrà essere effettuata anche in base a rigorose valutazioni economiche. IRRIGAZIONE delle serre L’ Irrigazione nelle serre non è un problema di particolare difficoltà e non comporta forti spese ed impiego di manodopera per la modesta entità delle superfici da irrigare.
Anche per grandi estensioni, l’installazione di impianti di irrigazione più complessi e perfezionati, suscettibili di elevata automazione, non comporta una spesa sensibile rispetto a quelle di costruzione dell’intera serra. Per dimensionare convenientemente un impianto di irrigazione per una serra, è necessario conoscere innanzitutto la portata di acqua occorrente. A questo proposito si ritiene comunemente che i consumi idrici in serra siano più ridotti di quelli che si hanno per una determinata coltura in piena aria.
Tale osservazione può ritenersi attendibile per un certo periodo del ciclo vegetativo, tuttavia, in sede di bilancio idrico consuntivo, si perviene a valori piuttosto elevati. E’ ovvio che le quantità di acqua occorrenti variano in rapporto alle con-dizioni di coltura (serre con copertura in vetro o in plastica, riscaldate o no) e del terreno, ma soprattutto delle specie vegetali coltivate. Vi sono specie che presentano consumi idrici unitari variabili intorno a valori molto modesti, come certe colture floreali (rose, garofani); per altre, invece, come talune ortive, tali consumi sono assai elevati. II massimo fabbisogno idrico giornaliero nelle tone a maggiore radiazione solare non supera i 12 mm al giorno, equivalenti a 12 litri d’acqua per mq. Questo valore corrisponde ad una portata di circa 1,4 litri al secondo per ettaro. In pratica, per colture di medie esigenze, si supera di poco il litro/secondo per ettaro.
Tenendo conto che l’impianto irriguo di una serra in pratica funziona solo qualche ora al giorno, sarà necessario dimensionarne la portata effettiva in modo da consentire l’erogazione dell’intero fabbisogno idrico giornaliero nel volgere del limitato periodo di tempo previsto. Evidentemente nelle zone dove l’acqua scarseggia, occorrerà assicurarne la disponibilità continua mediante appositi serbatoi, il cui volume minimo dovrà essere pari al fabbisogno almeno dell’intera giornata.
Questo sistema offre alcuni vantaggi, fra cui:
- minimo consumo di acqua
- razionale irrigazione anche di piante in vaso
- possibilità di praticare la fertirrigazione aggiungendo all’acqua
- un apposito dosatore automatico, la necessaria quantità di fertilizzante.
Anche l’irrigazione come tutte le altre operazioni colturali e di climatizzazione, può essere automatizzata con l’impiego di umidostati e tensiometri che, opportunamente tarati, comandano l’azionamento o il disinnesco dell’impianto irriguo appena il grado di umidità del terreno lo richieda. Quindi con idonei impianti a goccia è possibile intervenire con più bassi costi nell’irrigazione delle serre; infatti le acque di irrigazione disponibili, specialmente nelle zone meridionali, hanno un alto costo di utilizzo per la limitata disponibilità che però possono essere sfruttate totalmente e senza sprechi con la micro dissipazione, ovvero facendo si che la pianta sfrutti tutta l’acqua esistente evitando o limitandone la percolazione.
Umberto Ponzo