Maggio 30th 2007
Paesaggio; copertura vegetale delle coste marine
Il paesaggio delle coste marine si articola in due tipologie essenziali, entrambe ampiamente rappresentate nella penisola italiana:
- coste basse e sabbiose
- coste alte e rocciose
Dove non intervengono fattori antropici a degradarle, le coste basse sono in fase di avanzamento per effetto dell’apporto di materiali a opera del vento e del mare. Viceversa, le coste alte tendono a recedere, soprattutto per effetto dell’azione erosiva del mare. Gli effetti degli agenti atmosferici, fisici e chimici si fanno sentire con diversa intensità nei vari strati costieri: la parte più soggetta al vento è quella sopra il livello massimo delle maree, mentre nella zona sommersa l’effetto prevalente è quello delle acque saline.
Morfologia generale e copertura vegetale delle coste sabbiose
L’ecosistema delle coste sabbiose è piuttosto fragile, in quanto l’azione, intensa e pressoché continua, degli agenti atmosferici rende le condizioni ambientali altamente instabili. La copertura sabbiosa viene continuamente tenuta in movimento, rendendo così difficile l’insediamento delle piante e conseguente mente anche degli organismi ad esse legati.
Le associazioni vegetali prevalenti sulle spiagge dei litorali mediterranei sono:
- L’agropireto (nettamente il più diffuso), edificato in prevalenza da Agropyrum juniceum, con Euforbia paralias, Matthiola sinuata, Eryngium maritimum, Sporobolus pungens e altre specie.
- Il cakileto, a carattere più che altro pioniero, con prevalenza di Cakile maritima e Xanthium italicum.
Più internamente rispetto alla fascia di spiaggia si ergono le dune, caratteristiche formazioni delle coste sabbiose. Le dune litoranee, le più esterne, presentano una copertura vegetale tipica, fortemente pioniera, di cui la specie più rappresentativa è l’avena marina, o ammofila (Ammophila arenaria).
Questa pianta trova le condizioni adatte al proprio sviluppo nel continuo movimento e ricambio di sabbia operato dal vento, contribuendo grandemente al consolidamento delle dune e favorendo l’insediamento di altre specie, come Anthemis maritima, Medicano maritiamo, Crucianella maritiamo.
Le dune interne presentano una copertura vegetale più stabile, essendo meno direttamente influenzate dal trasporto eolico. Qui l’associazione vegetale con prevalenza di Ammobilia tende a recedere, in favore di specie anche a portamento arbustivo come Ephedra distacchi e Retata gussonei e, nelle zone più adatte al loro sviluppo, anche Juniores macrocarpa (il ginepro coccoloni, che edifica caratteristici gineprai lungo le coste maremmane), Juniores sabina, fino all’insediamento delle pinete a Punii piastre, Punii halepensis e Punii pinna.
Se non vi sono fattori antropici contrari, questo tipo di copertura vegetale può fungere da schermo all’azione del vento e della salinità e consentire, verso l’entroterra, l’insediamento di associazioni come la lecceti, il querceto a rovereti, e così via.
Copertura vegetale delle coste rocciose
Una delle più tipiche associazioni vegetali delle coste rocciose della penisola italiana è il critmeto, edificato da Crithmum marittima come specie dominante, con Statico cancellata (sulle coste adriatiche) e Statico articulata (sulle coste tirreniche). Questa associazione vegeta anche sulle rupi più direttamente esposte agli effetti dell’acqua salmastra. Più internamente, al riparo dall’azione diretta dei flutti, prosperano specie come Scenico cineraria, Matricola insana, Matricola situata, Lotus cytisoides, Centaurea cineraria, Anchilosi barba jovis (queste ultime due in particolare lungo le coste amalfitane.
Al di sopra di queste associazioni si trova una vegetazione meno legata all’elemento salino, che si differenzia notevolmente sia per numero di specie che per distribuzione geografica. Le rocce silicee ospitano specie come Andropogon distachyus e Phagnalon saxatile, mentre per gradi si osserva la transizione a forme vegetali più evolute come la macchia.
I litorali pietrosi offrono interessanti incontri vegetali, come le specie cosiddette «marcasite», di grandi dimensioni e generalmente a piccoli gruppi o individui isolati (se. Cerula nodiora , Pancratium marittima ).
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Nel giardino è necessario che tutto ciò che è artificiale venga dimenticato o passi inosservato, per lasciare spazio al verde ed alla natura.
In passato la realizzazione di un sistema idrico per un giardino, impianto di irrigazione, doveva essere effettuata solo da personale specializzato; infatti si operava con tubazioni metalliche filettate ed era difficile personalizzare un percorso senza essere costretti a continui cambi di direzione ortogonali e relative filettature.
in pochissimo spazio senza che il flusso ne risenta e limitare al massimo l’utilizzazione di raccordi di giunzione, resiste a tutti fenomeni di ossidazione, non richiede filettature, ma raccordi assemblabili a mano ed è facilmente riparabile in caso di rotture accidentali.
Per limitare questa composita distribuzione bisogna fare in modo che il getto di un apparecchio vada nel limite del possibile a raggiungere la base del suo vicino; solo così sarà possibile pareggiare la caduta d’acqua. Un prato o una pianta risentono in maniera sensibile della variazione di imbibizione del terreno in quanto non è valida l’affermazione che “l’acqua tende ad infiltrarsi lateralmente”. Non bisogna quindi risolvere l’irrigazione di un’area quadrangolare mettendo un solo irrigatore a cerchio completo al centro di essa, bensì sono indispensabili 4 irrigatori a 90° posti ai vertici di essa oppure 4 a 180° al centro dei quattro lati.
Se si dovesse irrigare però in una unica soluzione tutta una grande superficie, anche utilizzando aspersori a bassa precipitazione servirebbero grosse disponibilità, ma anche in questi casi la tecnica moderna vi ha posto rimedio: basta suddividere una grande zona in tanti piccoli settori e farli andare uno per volta. A tutto questo servono elettrovalvole e centraline elettroniche, le prime ad intercettare le singole stazioni e le seconde ad organizzarne i tempi di apertura in “cascata” secondo durate e frequenze programmabili. Tali meccanismi funzionano a bassa tensione (24V) quindi non rappresentano pericolo per scariche vaganti e sono affidabilissimi per la tecnologia raggiunta.
Questi sistemi, come ampliamente illustrato, sono sì alla portata di tutti, ma non bisogna dimenticare però che è sempre auspicabile rivolgersi a dei professionisti la cui specializzazione evita indesiderati problemi, essi conoscono tutti gli imprevisti possibili cui si può andare incontro e quale sarà lo sviluppo futuro delle essenze vegetali, sanno, cioè, personalizzare l’impianto in funzione delle necessità del committente e rappresentano un punto di riferimento stabile per ogni specifica occorrenza legata all’irrigazione.
