Archive for Giugno, 2007

Giugno 12th 2007

Irrigazione automatica & …innaffiamento

IMPIANTI DI IRRIGAZIONE & tentativi di bagnatura.

“Un impianto di irrigazione consiste in un sistema più o meno automatico che assicuri una precipitazione d’acqua omogenea su tutta la superficie”.

Un impianto di irrigazione automatica costruito da un professionista è, invece, una cosa leggermente  più complessa:

  • Tiene conto della diversa esposizione delle aree;
  • E’ personalizzato in funzione delle essenze vegetali da asservire;
  • Rispetta le zone da non bagnare;
  • Si sospende temporaneamente quando le necessità agronomiche non richiedono l’intervento per riprendere automaticamente quando si ripresenta il bisogno;
  • Prevede predisposizioni ed incrementi in ragione delle necessità future;
  • Minimizza gli interventi manutentivi ed i relativi costi.

E’ facile capire che chi intenda realizzare “da solo” un  impianto di irrigazione, non potrà certo ottenere gli stessi risultati qualitativi di chi lo fa per professione nonostante i buoni propositi e ciò può avere certamente  giustificazione, ma assistere impotenti ad una marea di “istallatori specializzati” che sorgono come funghi senza specifica esperienza e formazione, questo si, ci dà parecchio fastidio!
Stiamo assistendo in questi ultimi anni ad un fenomeno di “proliferazione ingiustificata” di idraulici, giardinieri ed hobbisti che ritengono di pervenire ad una certa competenza in qualche settimana e saltando le tappe intermedie, ovvero spesso basta partecipare ad un solo stage informativo di una ditta importatrice di irrigatori, per potersi fregiare della qualifica di “istallatore specializzato”.
In questo caso il rivenditore vedrà accrescere il numero dei suoi acquirenti, l’improvvisato tecnico potrà proporsi più facilmente a nuovi utenti…. ma il cliente finale non avrà mai la garanzia che il lavoro sarà eseguito secondo i migliori criteri e si troverà  sempre più spesso al cospetto di un “fantomatico specialista”.

A noi che questo mestiere lo facciamo da oltre trent’anni, capita tutti i giorni di doverci confrontare con tecnici dotati di scarse cognizioni specifiche, ma la cosa che più ci infastidisce è che, nonostante le ns. capacità possano facilmente trasparire da un breve colloquio tecnico o dal nostro curricolo operativo, alla fine il cliente sceglierà presumibilmente in funzione di un prezzo leggermente inferiore.

Chiaramente sarà difficile che chi ha una visione più completa e precisa delle necessita operative occorrenti possa nel contempo formulare preventivi estremamente economici, oppure avere il coraggio in corso d’opera di richiedere il pagamento di probabili “imprevisti”. Anche se è vero che il più delle volte ci capita anche di dover ritornare su impianti da noi non realizzati, subiamo comunque un certo danno in quanto per etica professionale ci riesce difficile declinare un eventuale soccorso e data la breve stagione lavorativa a cui siamo sottoposti, non possiamo far fronte a tutte le richieste specialmente quando esse derivano da cattive impostazioni, oppure ci sottraggono  opportunità più economicamente convenienti.

Nel lontano 1976 noi della Garden Studio pensammo di utilizzare il sistema a goccia per risolvere il problema dell’innaffiamento di fioriere e miniaiuole per terrazzi e proponemmo ad una ditta Veronese di supportarci commercialmente in questo progetto; ci fu risposto che l’idea sembrava buona, ma in quel momento il mercato non era ancora pronto ed allora noi rimanemmo nella nostra dimensione piuttosto “artigianale” non rivolgendoci più ad altri. Gli stessi operatori commerciali, tre anni dopo, ci confessarono con molto rammarico che non avevano visto giusto ed “si sentivano addirittura in ritardo” rispetto a chi si era poi “inventato” una soluzione per i balconi e terrazzi peraltro forse copiata dalle nostre realizzazioni.

Da allora ne abbiamo fatta di strada ed abbiamo sentito il bisogno di specializzarci sempre più con stages informativi ed aggiornamenti continui ed oggi riteniamo di essere fra i più accreditati installatori a livello nazionale e, se non possiamo vantare una paritetica dimensione commerciale, riteniamo comunque di essere soddisfatti del lavoro svolto,  in quanto decisamente appagati dal tipo di  rapporto più “intimo” che abbiamo instaurato con la clientela.

Giardino prima dell'intervento Garden studio per il giardino e l'impianto di irrigazione Realizzazione impianto di irrigazione e architettura del verde del giardino
Prima e dopo l’intervento di architettura del verde e dell’impianto di irrigazione

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Giugno 8th 2007

Colture Protette - Serre

Si denominano “protette quelle colture per le quali, con l’impiego di mezzi diversi, si attua, durante l’intero loro ciclo o parte di esso, un con­dizionamento più o meno completo del clima.

Tale condizionamento si rende necessario quando si vogliano coltivare piante originarie da zone con clima molto diverso da quello locale e che all’aperto non potrebbero essere allevate che per brevi periodi dell’anno, oppure piante di normale coltura in piena aria, delle quali però si intenda ottenere la maturazione del prodotto (e quindi la produzione) in epoca più o meno anticipata o ritardata rispetto a quella normale, ed inoltre, specie per i fiori, quando si vogliano ottenere migliori caratteristiche qua­litative.

Le coltivazioni protette, in relazione alla entità delle modificazioni da indurre sul clima ed al periodo durante il quale tali modificazioni ven­gono indotte, si distinguono in:

  • Cotlivazioni forzate
  • Coltivazioni semiforzate
  • Coltivazioni difese

Le coltivazioni forzate

Si attuano all’interno di particolari e complessi apprestamenti, fissi o mobili (serre, serre-tunnels) e beneficiano per l’in­tera durata del loro ciclo di condizioni climatiche rese artificialmente fa­vorevoli da una razionale utilizzazione degli apprestamenti stessi. Con la “forzatura”, le piante possono esplicare completamente la pro­pria capacità produttiva, anche in un periodo stagionale ad esso avver­so; e ciò con produzioni extrastagionali, anticipate (precoci) o ritardate (tardive).

Le coltivazioni “semiforzate”

Beneficiano, soltanto per un periodo più o meno lungo del loro ciclo, del condizionamento climatico realizzato con semplici apprestamenti, quasi sempre di tipo mobile (tunnels, cas­soni vetrati, cappucci, campane, ecc.).

Le coltivazioni “difese”

Sono quelle per le quali è previsto l’impiego di mezzi protettivi ancora più semplici e di assai più limitato effetto clima­tizzante (coperture temporanee di vario genere, frangivento, protezioni antigrandine o antibrina, ripari contro l’eccessiva insolazione, ecc.).

FATTORI AMBIENTALI

Le coltivazioni forzate e semiforzate in serra differiscono essenzialmen­te da quelle effettuate in piena aria per il fatto che le operazioni che per esse si effettuano non si rivolgono soltanto alla pianta ed al terreno, ma anche, e con pari importanza, all’ambiente climatico.

Si mira cioè a mo­dificare tale ambiente (operazioni di “climatizzazione”) non al solo sco­po di evitare che da esso derivino danni alle piante - come può verifi­carsi facilmente quando si attuano coltivazioni extrastagionali - ma so­prattutto perchè l’ambiente stesso, in rapporto allo stadio di sviluppo ed alle finalità produttive delle piante coltivate, risulti il più favorevole per ottenere una produzione qualitativamente e quantitativamente migliore ed in epoca anticipata o ritardata rispetto a quella normale. In altre pa­role si tende a garantire una “fertilità” ottimale dei due fattori “terre­no” e “atmosfera”, tenendo naturalmente conto della loro interdipen­denza.

Nella coltivazione in serra, infatti, i risultati migliori si possono consegui­re soltanto attraverso un contemporaneo ed armonico condizionamento del duplice ambiente in cui le piante svolgono la loro attività vitale. Bisognerà quindi conoscere con la maggiore esattezza possibile, da un lato le caratteristiche fisiche e climatiche del terreno e la sua dotazione di elementi nutritivi (azoto, fosforo, potassio, ecc.), dall’altro il microcli­ma della zona, in modo da sapere quanti siano gli elementi climatici ed i loro fattori limitanti che per mezzo della serra è necessario modificare o “condizionare”.

Questo condizionamento potrà così riguardare:

  • la temperatura dell’aria e del terreno
  • il grado igrometrico dell’aria (umidità relativa) - la “qualità”, intensità e durata della luce - il tenore di anidride carbonica (CO2) dell’aria.

L’interazione di tali fattori regola il processo fotosintetico delle piante. Benchè la modificazione dei primi due elementi influisca in modo pre­minente sulla climatizzazione di una serra, anche la variazione degli altri assume rilevante importanza per non poche coltivazioni. L’essenziale è che tutti i fattori climatici siano fatti variare non incontrol­latamente, ma secondo precisi rapporti, in modo da renderli perfetta­mente rispondenti alle esigenze della coltura. Tali esigenze possono es­sere diverse, oltre che da specie a specie e da varietà a varietà, anche per piante della stessa varietà, in rapporto allo stadio di sviluppo, alle fi­nalità della coltura (allevamento, moltiplicazione, radicazione, ecc.), alle esigenze fito-sanitarie, al tipo di prodotto ed all’epoca in cui lo si intende conseguire.

I criteri di scelta dei rapporti per ottenere la migliore climatizzazione deb­bono ovviamente derivare da una esatta conoscenza delle condizioni ter­miche, igrometriche, ecc. ritenute ottimali per ciascuna specie e varietà. La “climatizzazione” ovvero il “controllato condizionamento del clima” potrà essere effettuata tanto più affinatamente quanto migliori saranno le caratteristiche costruttive della serra e più completa la sua dotazione di efficienti impianti sussidiari (riscaldamento, umidificazione, carbonica­zione, ecc.).

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Giugno 8th 2007

Fertirrigazione - elementi nutritivi per colture floreali

Con la fertirrigazione, si apportano alle piante gli elementi nutritivi di­sciolti in acqua e quindi in condizione tale da essere più rapidamente assorbiti.

Tale pratica viene soprattutto attuata per le colture floreali. Con la fertirrigazione si ottiene, rispetto alla normale concimazione, il vantaggio di poter modificare più rapidamente nel terreno i rapporti fra gli elementi nutritivi secondo le diverse esigenze che le piante presentano in rapporto alla loro fase di sviluppo. Si consegue altresì una distribuzione più uniforme del concime in ogni punto del terreno e, soprattutto, uno no­tevole risparmio di manodopera.

Con la fertirrigazione si ottiene, rispetto alla normale concimazione, il vantaggio di poter modificare più rapidamente nel terreno i rapporti fra i concimi solubili in acqua sono generalmente inorganici: nitrato ammo­nico, nitrato di calcio, nitrato di sodio, solfato ammonico, fosfato ammo­nico, nitrato di potassio, cloruro di potassio, solfato di potassio, ecc. 

La concentrazione della soluzione varia solitamente tra 0,5 e 2,5 g/I di acqua sia che si tratti di uno o di più prodotti differenti.

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Giugno 8th 2007

Irrigazione in serra - Subirrigazione

La subirrigazione o erogazione sotterranea dell’acqua può essere attua­ta con piccoli tubi di plastica flessibile (PVC, polietilene, ecc.) interrati ad una profondità tale da non venire danneggiati dalle normali lavorazioni meccaniche.

Detti tubi sono opportunamente forati, o dotati di dispersori in materiali porosi, oppure muniti di fenditure longitudinali. Particolarmente interessante si è rivelato, in seguito a recenti esperienze, quest’ultimo sistema che utilizza tubi in plastica ad elevata deformabilità specifica, sui quali sono praticati tagli longitudinali ad intervalli determi­nati. In seguito all’immissione dell’acqua nelle tubazioni, i lembi delle fenditure, che in condizioni di riposo combaciano, si distaccano dando luogo a luci di efflusso di ampiezza proporzionale al crescere della pres­sione idrica. 

La caratteristica saliente di questo sistema risiede nel comportamento de­gli organi di erogazione (tagli longitudinali) che consentono di evitare un loro eventuale intasamento mediante un adeguato incremento della pressione dell’acqua. Viene così superato l’inconveniente, riscontrabile in altri tipi di impianti, della progressiva e talvolta irreversibile occlusione dei dispositivi per l’efflusso dell’acqua.

Con la subirrigazione, che richiede minime portate di esercizio, si otten­gono una elevata uniformità di distribuzione, un notevole risparmio di ma­nodopera ed un basso costo di impianto. Ma soprattutto si hanno, dal punto di vista agronomico, molti vantaggi, quali una migliore conserva­zione della struttura del suolo, una migliore aerazione del terreno e nes­sun danno alle foglie ed ai fiori, come talvolta può invece verificarsi irri­gando per aspersione.

IRRIGAZIONE A GOCCIA

L’irrigazione a goccia è realizzata con una serie di tubazioni mobili (in materiale flessibile), dalle quali si ripartono sottili tubetti, di varia lunghezza (80 -120 cm), di­sposti ad intervalli regolari e muniti, nella parte terminale, di appositi sostegni da conficcare nel terreno e il gocciolatore, in prossimità di ciascuna pianta, o gruppo di piante da irrigare.

Questo sistema offre alcuni vantaggi, fra cui minimo consumo di acqua; 

  • razionale irrigazione anche di piante in vaso
  • possibilità di praticare la fertirrigazione aggiungendo all’acqua, tramite un apposito dosatore automatico, la necessaria quantità di fertilizzante.

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Giugno 1st 2007

Insediamenti urbani; salvaguardia del paesaggio

Anche nell’intreccio apparentemente caotico degli insediamenti urbani si possono ritrovare i connotati di un paesaggio. Individuarne i parametri signi­fica dare un ordine perlomeno teorico alla città, e porre dei vincoli a cui sottoporre le scelte urbanistiche.

I numerosi esempi di trasformazione e compromissione territoriale (Gioia Tauro, Taranto, Ivrea, Brescia, gli stessi hinterland di Roma, Napoli, Mila­no, Torino) compiute negli ultimi decenni denunciano che lo studio e la salvaguardia del paesaggio urbano sono altrettanto pressanti di quelli dei paesaggi più tradizionali.

L’analisi del paesaggio urbano è per certi aspetti la più difficile, poiché non esiste un modello paesaggistico cui rifarsi. Non si tratta di ricostruire, ma di scoprire ex novo delle soluzioni per un ambiente in continua e disorganica trasformazione, in cui gli elementi evolvono indipendentemente l’uno dall’al­tro e non necessariamente verso uno stato di ordine e armonia. La matrice nella quale vengono inseriti gli elementi presi da altri paesaggi (vegetazione, acque, fauna) è sfavorevole alla vita animale e vegetale; in queste condizioni ogni errore di introduzione non si reintegra per forza propria nell’ambiente, ma viene acuito e aggravato.

Nell’ambito del paesaggio urbano si possono individuare alcune differenziazioni.

Il paesaggio degli insediamenti residenziali.

In molte città italiane il cre­scere dell’urbanizzazione ha semplicemente significato il progressivo acco­stamento di casa a casa, senza un preciso disegno urbanistico e, di conse­guenza, paesistico. Negli insediamenti residenziali più recenti, sorti nelle zone periferiche delle città, con maggiori disponibilità di spazio e sotto la spinta di maggiori esigenze di arredo verde, si è sviluppato il paesaggio dei grandi condomini con giardino e delle villette unifamiliari. Spesso, anche in questo tipo di paesaggio, non si riscontrano connotati di armonia stilistica o

strutturale dei fabbricati e della viabilità; si è invece creata una certa omoge­neità (che a volte sconfina nella ripetitività) nel paesaggio vegetazione, edificato dagli alberi e arbusti prevalenti nei giardini (Acer, Cedrus, Betulla, Forsythia, Lagerstroemia, Magnolia, età.).

Il paesaggio degli insediamenti industriali e commerciali.

Nella maggior parte dei casi è caotico ed essenziale, senza altri elementi che i fabbricati, le aree di servizio e i parcheggi. Soltanto gli impianti di maggiori dimensioni presentano qualche connotato di arredo verde (a scopo di rappresentanza, oppure nei parcheggi).

Il paesaggio stradale urbano.

Esso offre una certa varietà di aspetti. Qui le restrizioni spaziali e biologiche dell’ambiente urbano si sovrappongono alle esigenze collettive di arredo, rappresentanza, miglioramento microclimatico. L’elemento diversificante è la vegetazione . A seconda delle dimensioni, del tipo e dell’intensità del traffico, della dislocazione della stra­da, il paesaggio viene edificato dall’alberatura a filare (con specie più o meno sviluppate), dalla cespugliosa divisoria tra le corsie, dall’aiuola spartitraffico, e così via. Non basta però l’elemento vegetale in sé per fare della sede stradale un tratto paesistico; la scelta di piante inadatte, anziché dare armo­nia e ordine, contribuisce a rendere ancora più stridente l’accostamento degli elementi. E’ il caso, ad esempio, degli alberi deperimenti perché ecologicamen­te estranei all’ambiente, o delle aiuole inselvatichite per carenza di manuten­zione.

Il paesaggio dei centri storici.

Questo paesaggio è particolarmente impor­tante in un paese dal passato ricco come l’Italia. La conservazione e la ricostruzione di ambienti storici sono molto delicate per lo sforzo di «riprogettazione» in retrospettiva e secondo criteri estetici diversi da quelli odierni.

Inserire un qualunque elemento richiede un’attenta analisi delle forme, dei materiali e della dislocazione. In diverse città italiane l’effetto estetico e monumentale di piazze e vie è sminuito, o addirittura compromesso, dall’in­serimento di elementi contrastanti: fioriere in materiali troppo marcatamen­te moderni, o con forme inadatte; le stesse piante possono contribuire a valorizzare le forme o gli elementi architettonici di palazzi e statue, così come a confonderli. Grande importanza hanno anche la segnaletica e le strutture viarie.

Tratto da manuale di progettazione degli spazi verdi di Agostani e Marinoni

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